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domenica 26 Settembre 2021
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Scuola, 60 presidi di Bari e provincia scrivono al Prefetto: no ai doppi turni – LA LETTERA

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Levata di scudi contro il doppio turno. La scelta di differenziare gli orari di ingresso e uscita degli studenti, presa nei giorni scorsi dalla Regione Puglia nell’ambito delle misure anti contagio per la ripresa delle attività scolastiche in sicurezza, non piace a nessuno. In primis ai presidi di Bari e provincia. Una lettera, firmata da 60 dirigenti scolastici, è stata inviata nelle scorse ore al Prefetto di Bari, Antonia Bellomo, e per conoscenza ai vertici regionali del mondo scuola e al governatore Michele Emiliano. La sintesi: no ai doppi turni, sì al potenziamento del trasporto pubblico col potenziamento delle tratte critiche. Ma senza compromettere gli orari standard.

“lo scaglionamento degli orari – scrivono i presidi – produce seri problemi nella gestione del personale docente e non docente delle scuole, non sempre facilmente risolvibili”. E stando a quanto dicono i dirigenti non sarebbe comunque utile alla causa. Poi un lungo elenco di criticità, composto da 12 punti, che l’applicazione del metodo ‘doppio turno’ comporterebbe. E infine la richiesta di un incontro urgente per lavorare insieme alla risoluzione del problema. Di seguito, la lettera dei dirigenti scolastici.

Oggetto: Emergenza Covid-19 – Documento operativo redatto ai sensi dell’art. 1, co. 10, lett. S) del D.P.C.M. 3 dicembre 2020 – Anno scolastico 2021/2022.

Avendo preso visione del Decreto dalla S.V. emanato il giorno 9 settembre 2021 avente a oggetto l’adozione del Documento operativo redatto ai sensi dell’art. 1, co. 10, lett. s) del DPCM 3 dicembre 2020 per l’anno scolastico 2021/2022, in spirito di piena collaborazione e con l’intento di cooperare alla risoluzione dei problemi affrontati, noi sottoscritti Dirigenti Scolastici delle scuole del secondo ciclo della Città metropolitana di Bari sottoponiamo alla considerazione della S.V. alcune osservazioni sull’impatto realistico che le decisioni assunte potrebbero avere sulle molteplici e diverse situazioni in cui le scuole autonome si trovano nei contesti territoriali.

PREMESSE

Questioni di metodo

Le procedure efficaci per la risoluzione dei problemi dell’accesso alle scuole in periodi di emergenza e criticità dovuti alla Pandemia da Covid-19 ci sembra debbano fondarsi sul confronto e sul dialogo con il mondo della scuola. La legge sull’autonomia si basa sul principio che ogni organizzazione scolastica abbia il compito di curvare sulla specificità del territorio in cui è sita linee di indirizzo, norme, finalità, compiti di carattere generale. Così varie sono le situazioni, i bisogni sociali, le configurazioni della popolazione studentesca, delle singole realtà, che è inevitabile prevedere una differenziazione organizzativa, didattica, gestionale delle singole scuole. Il principio, secondo noi, vale, e forse ancor di più, anche in questo frangente così delicato.

Lo scaglionamento degli orari di ingresso e di uscita produce seri problemi nella gestione del personale docente e non docente delle scuole, non sempre facilmente risolvibili. Vi sono implicazioni di orari e di organizzazione del lavoro che limitano molto ogni cambiamento, per ragioni normative, contrattuali e fattuali. Sarebbe meglio ascoltare, dunque, sempre anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, visto che i problemi non possono essere risolti dai singoli Dirigenti Scolastici.

Questioni di merito

A tutt’oggi noi Dirigenti non conosciamo l’articolazione dell’offerta delle società di trasporto a proposito degli orari di arrivo per gli ingressi e di ripartenza in coerenza con i nuovi orari di uscita dalle singole scuole.

Vi sono scuole che prevedono l’uscita dopo 5 ore, altre dopo 6, altre dopo 7 ore di lezione. Si presuppone che lo scaglionamento degli orari di entrata a scuola, con vincoli così precisi, tenga conto di un pregresso lavoro di indagine, di monitoraggio finalizzato alla conoscenza realistica, e non presunta, degli effettivi bisogni dei singoli territori e dei singoli bacini di utenza, delle singole scuole, che, come si sa, si strutturano secondo curricoli e orari differenti in relazione alle varie tipologie (licei, istituti tecnici, professionali, alberghieri, artistici; si va da orari di 27 ore a orari di 35 ore settimanali).

Peraltro, ci risulta che in singole situazioni territoriali, soprattutto nelle zone interne e confinanti con altre province, non vi sia la possibilità di flessibilità di orari e dei trasporti, che sembrano molto più rigidi. Tra l’altro vi sono studenti di alcuni istituti che provengono da altre province, diverse da quella di Bari, in cui non vige l’obbligo della doppia corsa per i trasporti in base alle fasce orarie di ingresso a scuola come quello previsto per la provincia di Bari (come accade ad esempio per gli studenti provenienti dalla BAT e non solo). In questi casi gli studenti non avrebbero i mezzi e le possibilità per accedere a scuola negli orari previsti e tornare a casa in orari decenti. Un’unica proposta generalizzata e appiattita, peraltro vincolante, rende diseguali le situazioni particolari e diversamente difficili le applicazioni di quanto proposto dal Documento prefettizio.

CRITICITÀ

Ci permettiamo di esporre alcune criticità determinate dall’eventuale applicazione del Decreto.

1) Lo scaglionamento dell’ingresso alle ore 09,40 determinerebbe che gli studenti escano oltre le ore 15,00 per i licei, oltre le 17,00 per gli istituti professionali con conseguente necessità che siano attivati servizi di trasporto in tali fasce orarie per garantire il rientro a casa; nel Documento prefettizio non si rileva alcun riferimento agli orari di uscita previsti che invece andrebbero puntualmente determinati con riferimento ai singoli indirizzi scolastici al fine dell’organizzazione dei trasporti; occorre inoltre tener presente che i trasporti sono gestiti da numerose differenti società che operano su gomma e su rotaie con difformità di operato; molti studenti infatti viaggiano anche in treno e quindi è necessario far collimare anche gli orari ferroviari.

2) Tale orario implica, in primo luogo, due ordini di problemi. Il primo riguarda la necessità dei ragazzi di avere a disposizione un tempo per uno spuntino all’ora di pranzo. Il secondo riguarda il tempo di studio e di lavoro a casa. Infatti, gli studenti pendolari rientrerebbero a casa nel pieno o tardo pomeriggio. Come si può presumere che possano svolgere il proprio dovere scolastico di studio individuale? Garantiremmo così il diritto alla presenza a scuola, ma non il diritto allo studio, pleno iure.

3) Conseguenza immediata e facilmente riscontrabile sarebbe l’introduzione di un ulteriore elemento di discriminazione tra studenti pendolari e residenti per quanto riguarda l’eguaglianza costituzionale del diritto allo studio.

4) Le scuole si troverebbero nell’impossibilità di svolgere attività didattiche pomeridiane riguardanti la realizzazione di progetti PON, progetti PTOF, attività di sostegno e recupero, attività culturali ed espressive. Sarebbe difficile persino prevedere in orari consoni le riunioni degli Organi Collegiali (Consigli di Classe, Collegi dei Docenti, Dipartimenti Disciplinari, CTS, Consigli d’Istituto, ecc.) nonché i colloqui periodici con i genitori, anche on line.

5) Con tale prolungamento della giornata di impegno didattico, si impedirebbe di fatto, per il corpo insegnante, la possibilità di partecipare ad attività formative programmate e contingenti molto importanti per la ricaduta sulla didattica stessa, cosa di cui potrebbero fruire invece docenti ed istituzioni scolastiche di altri contesti territoriali.

6) Molti studenti, come si sa, nel pomeriggio sono impegnati in attività agonistiche, o seguono corsi presso Conservatori e Scuole di lingua o associazioni di volontariato; per non parlare di studenti che per mantenersi agli studi contribuiscono all’economia famigliare con impegni lavorativi: non potrebbero più farlo. Soprattutto, gli studenti BES o diversamente abili non potrebbero svolgere nel pomeriggio attività integrative e di sostegno allo studio presso associazioni e centri specializzati. Gli studenti “H” non potrebbero usufruire di assistenza specialistica al di là di certi orari.

7) I convittori e i semi convittori (per esempio, presso il Convitto Cirillo di Bari) dovrebbero necessariamente rinunciare all’opzione scelta, nella fattispecie, dai genitori. Per non parlare del Convitto Basile Caramia di Locorotondo-Alberobello con la sua particolare utenza.

8) Tutte le scuole, e in particolare quelle che sono impegnate a offrire insegnamento nelle ore serali, si troverebbero nell’impossibilità di avvicendare il personale ATA per funzioni di pulizia, sorveglianza, ecc. Infatti non si possono costringere tanti collaboratori scolastici (tra cui molti titolari dei benefici della L. 104/1992) a prestazioni di lavoro straordinario e quindi ad operare continuamente per molte ore nello stesso giorno; né l’esiguità dell’organico assegnato alle scuole consente di organizzare turnazioni nelle prestazioni dei servizi ausiliari vieppiù in considerazione della necessità di assicurare pulizie approfondite di locali e suppellettili per garantirne l’igienizzazione e prevenire forme di contagio.

9) Diverse scuole sono articolate su più sedi, talvolta dislocate anche in comuni diversi: questo rende impossibile operare combinazioni di orario e garantire uniformità di servizio.

10) L’impegno giornaliero del personale docente risulterebbe ampiamente dilatato; molti insegnanti prestano servizio su diverse sedi con cattedra oraria esterna anche su diversi comuni con conseguenti vincoli nell’organizzazione dell’orario scolastico; per questi è impossibile attuare l’adattamento previsto dal Documento prefettizio.

11) Pesantissimo sarebbe poi l’impatto degli orari previsti dal Documento operativo sull’organizzazione e sulla vita quotidiana delle famiglie. Famiglie che non hanno la possibilità di accompagnare i figli, specie se si tratta di due figli, in orari incompatibili con gli orari del lavoro. Sarebbero rivisti necessariamente gli orari del pranzo e della cena. Si pensi al caso di più figli che entrano ed escono ad orari ampiamente differenziati.

12) In alternativa alla previsione dell’uscita da scuola così ritardata, si imporrebbe a noi Dirigenti di decretare la riduzione delle ore d’insegnamento, passando da 60 minuti a 50 o 55 minuti per ora. La riduzione del tempo-ora coinvolgerebbe necessariamente tutte le classi, anche quelle il cui ingresso è previsto nel primo turno, per evitare sovrapposizioni tra orari diversi per i singoli docenti della stessa scuola, che, come è normale, si recano nella stessa giornata in classi differenti. La riduzione delle ore di dieci minuti implica, solo per i licei, la perdita di 1 ora di lezione al giorno, di cinque ore alla settimana e di 20 ore al mese, di 180 ore all’anno, più di un mese di scuola sottratto quest’anno agli studenti che dovrebbero invece anche recuperare il non poco tempo perduto negli ultimi due anni scolastici. Per gli istituti tecnici e professionali la perdita è evidentemente maggiore. Affermiamo con assoluta certezza che il recupero di questo tempo-scuola perduto non può essere effettuato, almeno nella sua totalità. Ciò richiederebbe l’utilizzo di rientri pomeridiani impossibili da gestire. Quindi, dovrebbe necessariamente essere concessa la possibilità di non recuperare le ore perdute, prevista dalla normativa relativa alla riduzione di orario, per causa di forza maggiore. Resta fermo che la riduzione dell’orario scolastico implica la riduzione del tempo di insegnamento-apprendimento, e, quindi, la riduzione dei programmi di insegnamento; si configurerebbe inoltre l’ipotesi di danno erariale.

PROPOSTA

In considerazione di quanto sopra esposto, e ribadendo ancora una volta la volontà di instaurare un dialogo di piena e consapevole collaborazione nell’interesse delle istituzioni che rappresentano e delle comunità scolastiche che si sentono di voler salvaguardare al meglio, Noi sottoscritti Dirigenti Scolastici

CHIEDIAMO

alla S.V. un incontro urgente al fine di valutare attraverso il confronto se esistano le possibilità di rendere più flessibili gli obblighi previsti dal Documento operativo sulla base di una valutazione e di un monitoraggio delle situazioni o delle singole scuole e dei singoli territori.

Si fa notare inoltre, che noi Dirigenti scolastici abbiamo da gennaio a maggio del 2021 inviato informazioni sui bisogni e sulle situazioni riguardanti i trasporti dei nostri studenti a Città Metropolitana, Regione Puglia, Prefettura, Ufficio Scolastico Regionale e aziende di trasporto coinvolte. Ci sembra strano che non si sia potuto tener conto di queste informazioni per meglio studiare ed affrontare la risoluzione del problema ottimizzando i servizi con il potenziamento esclusivamente delle tratte critiche senza compromettere gli orari standard.

Probabilmente potremo farlo insieme e produttivamente in un incontro appositamente convocato. Ringraziamo per l’attenzione alla presente e, in attesa di riscontro, porgiamo distinti saluti.


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