La società Remote Servise Holding (RSH), ex BRSI, che si occupa di assistenza informatica, ha comunicato il licenziamento collettivo di tutti i 78 lavoratori della sede di Bitritto, dopo il provvedimento del giudice del lavoro che nei giorni scorsi ha bloccato i trasferimenti alla sede siciliana di Misterbianco, in provincia di Catania.
Nella lettera di licenziamento, trasmessa ieri sera ai sindacati, la società motiva la decisione con la “chiusura del sito produttivo e impossibilità al mantenimento dei lavoratori con conseguente riduzione di personale”. I sindacati annunciano protesta. La Uilm Bari parla di “una grande truffa sia nei confronti dei lavoratori che dello Stato”. La Cgil Bari ha convocato per questa mattina, alle 12, un coordinamento straordinario e urgente di tutte le categorie dell’industria (Fiom, Fillea, Filctem, Flai, Slc) “per condividere misure necessarie da mettere in campo”.
“L’azienda – è spiegato nella lettera rilanciata dai sindacati – esercita attività di fornitura a società terze, pubbliche e private, di servizi di assistenza informatica centralizzata di vario livello alle utenze dei clienti, con servizi di telefonia e di gestione da remoto, in particolare servizi di contact center, servizi di help desk di primo e secondo livello e service desk”. La sede legale e amministrativo-operativa è a Misterbianco, con 56 operatori impiegati lì. Gli altri 78 sono nella “ormai dismessa sede produttiva di Bitritto”.
“I motivi che hanno determinato la decisione di ricorrere alla riduzione del personale – spiega la società – sono da inquadrare nella impossibilità al trasferimento del collettivo basato in Puglia presso la sede legale e operativa della società” per “espresso rifiuto dei lavoratori che hanno impugnato il provvedimento aziendale ricorrendo all’autorità giudiziaria”.
Così il Tribunale di Bari “ha annullato il trasferimento, in via cautelare, sebbene non definitiva, presso l’unico sito produttivo aziendale di Misterbianco”, dove dopo la fusione tra RSH e BRSI è stato avviato “l’accentramento delle attività, a vantaggio della ottimizzazione dei processi, dell’armonizzazione dei costi e della implementazione del knowledge aziendale”. La società spiega anche che non è possibile “svolgere le attività in smart working”.
“Pertanto – conclude – il mancato trasferimento richiederà inevitabilmente una consistente riduzione di personale” e “non vi è soluzione alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro nei confronti di 78” lavoratori “nel più breve tempo possibile”.





