Scelte che fanno discutere, quelle operate nelle scorse ore dall’Azienda Sanitaria Locale di Bari nell’ottica di una razionalizzazione delle forze in campo per la campagna vaccinale.
Terminata il 31 marzo scorso la fase emergenziale legata al Covid-19, l’Asl ha inteso mantenere aperti solo sette punti vaccinali di popolazione, chiudendone di fatto quindici, con un minor dispiegamento di forze, come vi raccontiamo in questo articolo (clicca qui).
Ma la diffusione rapida del virus e l’incremento dei ricoveri di questi giorni in Terra di Bari non lasciano tranquilli e la vaccinazione con quarte dosi dei pazienti fragili non sembra decollare del tutto. Nel Nord Barese gli unici a poter essere soddisfatti sono gli amministratori di Terlizzi, cittadina di 26mila abitanti in cui è rimasto aperto, dalle 9.00 alle 13.00 il martedì ed il venerdì, l’hub allestito nel PalaChicoli.
“Siamo orgogliosi di essere, anche fuori dall’emergenza, il fronte più avanzato di questa battaglia contro il Covid19 – dice il sindaco Ninni Gemmato – Quando l’Asl ha chiesto al Comune di Terlizzi di confermare la disponibilità a lasciare aperto l’hub anche per il mese di aprile, non ho esitato a dire di sì: so di poter contare su una squadra di donne e uomini – volontari, percettori del Reddito di Dignità e dipendenti comunali – che non ha eguali sul territorio e che ha saputo ben affiancare l’altrettanto valida squadra di medici e infermieri della Aasl Bari. Il risultato è stato una squadra vincente grazie alla quale l’hub di Terlizzi è considerato da tutti un centro efficiente. Terlizzi resta il fronte più avanzato in questa battaglia contro il Covid, siamo un esempio per tutti e di questo sono profondamente orgoglioso”.
Soddisfatto anche il consigliere comunale Francesco Barione, delegato alle Politiche Sociali che ha seguito da vicino l’allestimento dell’hub vaccinale all’interno del palasport: “La collaborazione tra il personale dell’Asl, gli uffici comunali e i volontari delle nostre associazioni è stata semplicemente fantastica. In un momento di grandissima difficoltà causata dall’emergenza Covid, abbiamo saputo offrire alle persone non soltanto il massimo del comfort nel servizio di vaccinazione, ma anche un comfort umano e di sensibilità esemplari. Nell’hub vaccinale di Terlizzi – ha concluso Barione – i cittadini hanno sempre trovato attenzione, ascolto, sensibilità e impegno”.
Chiusi dunque i punti vaccinali del PalaChicoli di Molfetta e della scuola “Rutigliano” di Bitonto, i punti di riferimento per molfettesi, bitontini, giovinazzesi e anche ruvesi sono solo due: l’impianto terlizzese e la scuola “Falcone e Borsellino” in via delle Azalee a Catino, periferico quartiere nord di Bari.
Nelle scorse ore era stato il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, ad esprimere soddisfazione per il lavoro svolto in poco più di un anno nel blocco servizi della pista di atletica Cozzoli, un impianto nuovissimo a due passi dalla strada statale 16 bis, strategico per somministrare circa 100.000 dosi di siero dal marzo del 2020. Resta tuttavia la grande preoccupazione in molti utenti in funzione di una possibile sesta ondata autunnale di contagi, che potrebbe portare a rivedere questa scelta.
Giovinazzo, invece, non ha mai avuto una suo hub vaccinale e nella cittadina adriatica non sono mancate nei mesi scorsi polemiche anche aspre sull’operato dell’Azienda Sanitaria Locale di Bari, che prima aveva fatto allestire un centro e poi non lo aveva mai fatto aprire all’interno della palestra della scuola “San Giovanni Bosco”, non senza ripercussioni nel dibattito tra amministratori e opposizioni.
Ed a queste realtà si deve aggiungere quella bitontina, città di quasi 54mila abitanti, dove l’86% della popolazione vaccinabile ha ricevuto tre dosi e che oggi è stata privata del punto di riferimento allestito nella scuola “Rutigliano”, in via Moschetta. Si tratta di una parte consistente di utenza che si riverserà certamente su Catino e Terlizzi, andando probabilmente a pesare, se l’emergenza dovesse ripresentarsi con forza, sugli operatori di quel centro.
Un hub aperto per una popolazione complessiva di circa 180mila persone sembra ad oggi essere un azzardo, visti i numeri di questi primi giorni di aprile, ma l’auspicio è che si tratti di una scommessa vincente. Vorrebbe dire che le varianti non hanno creato pressione sul servizio ospedaliero e che la quarta dose di vaccino risulta inutile al fine del controllo della diffusione del virus.








