Conoscere una lingua è importante. Ce lo insegna la globalizzazione che ha aperto le porte a un coacervo di idiomi, rendendo possibili scambi culturali, sociali ed economici. Ecco che si sprecano le certificazioni di qualsiasi lingua: tra le più gettonate inglese, francese, spagnolo e tedesco, fino a quelle delle nuove potenze economico-commerciali, come cinese e arabo. Si prediligono principalmente quelle considerate spendibili nell’immediato, nel presente e nel futuro lavorativo, oltre che nel quotidiano. Motivo per cui è altamente probabile che nessuno si sognerebbe di guadagnare una certificazione di una lingua morta. Eppure esiste una certificazione anche di latino antico.
“First reaction: Shock!” Infatti, quello che nell’immaginario collettivo è un idioma obsoleto e a uso unicamente scolastico, dimostra di essere una lingua più viva e vegeta che mai. “Troppo spesso non si considerano le potenzialità del latino come di qualsiasi altro linguaggio” dichiara Chiara Conte, dirigente del liceo Scacchi di Bari, l’istituto superiore che per la terza volta ha ospitato le prove della Certificazione di lingua latina giunta alla sua quarta edizione per iniziativa dell’Ufficio scolastico regionale Puglia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, l’Università di Foggia e la Consulta universitaria di studi latini. I candidati a ottenere la certificazione concorrono per tre livelli, A2, B1 e B2, dovendo superare una soglia minima di sbarramento e di difficoltà in base ai vari livelli. La provincia di Bari ha risposto positivamente all’iniziativa dell’Usr, con ben 11 scuole partecipanti alla Certificazione di lingua latina per un totale di 139 alunni iscritti. Il traguardo lo ha raggiunto proprio l’istituto ospitante, il liceo Scacchi di Bari, che ha visto gareggiare 14 studenti, i quali hanno ottenuto tutti la certificazione finale.
Non è, infatti, scontato che il risultato alla fine delle prove sia positivo e si consegua almeno il livello minimo A2. “Siamo immensamente orgogliosi di annunciare che ben 14 dei nostri talentuosi studenti hanno superato con eccellenti risultati la quarta edizione della Certificazione in questione – afferma la preside Conte – Un risultato notevole che ci vede primi come scuola con il maggior numero di vincitori in tutta la provincia di Bari”. Un traguardo importante, sinonimo di una macchina scolastica ben oliata e in perfetto funzionamento e di una passione da parte dei più giovani che dimostrano di comprendere l’importanza di tutte le lingue, soprattutto. Infatti la dirigente Conte sottolinea come il risultato ottenuto sia stato reso possibile dalla passione e dall’impegno degli studenti che, con dedizione, portano avanti lo studio di una lingua patrimonio di tutti. “Sono particolarmente orgogliosa e lo siamo ancor di più in quanto scuola a indirizzo scientifico che tiene a curare in egual misura tutte le discipline, offrendo una formazione totale e dando lo stesso tipo di valore anche alle altre certificazioni e materie come quelle umanistiche, di solito appannaggio dei licei classici – continua Chiara Conte – Un ringraziamento speciale va ai referenti del progetto, i nostri docenti Alessandro Crispino e Laila Roberto, che per il terzo anno consecutivo guidano con competenza e passione i nostri studenti in questo percorso di eccellenza”.
E allora lo chiediamo proprio a una docente, a una dirigente come la dottoressa Conte: perché una certificazione latino, considerata tutt’oggi in disuso, morta, non spendibile a differenza dell’inglese? “Per essere un bravo scienziato bisogna avere la capacità di riflessione critica, di analisi e questo lo sappiamo che quando si studia la grammatica di qualsiasi lingua soprattutto dei testi classici, questo aiuta lo sviluppo del pensiero. Studiare una lingua, qualsiasi essa sia dal latino all’inglese, per citarli come antagonisti (sebbene non lo siano) favorisce la capacità di sviluppo del pensiero critico in quanto la struttura di una lingua è basata su quelle che sono le necessità di espressione, il che aiuta nella capacità di scrittura e di riflessione in quanto l’attenzione che bisogna porre alle differenze grammaticali rispetto a quella che è la nostra lingua madre aiuta lo sviluppo del pensiero. Ecco che il latino non è una lingua morta, come si usa definire, ma è assolutamente una disciplina viva”.







