Una maxi operazione dei carabinieri, portata a termine questa mattina in ben 7 comuni del Barese, ha portato all’arresto di 60 persone ritenute appartenenti a un sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Contestati a vario titolo anche i reati di riciclaggio, sequestro di persona e rapina, detenzione di armi ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. All’esito dell’operazione 43 indagati sono stati portati in carcere, mentre per 17 persone sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per altri 2 indagati è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
“Il provvedimento scaturisce da un’indagine portata avanti dal 2019 al 2022 – spiegano i militari in una nota – che ha consentito di lumeggiare l’esistenza di una radicata associazione per delinquere dedita al narcotraffico operante sotto l’egida del clan Capriati. Un’organizzazione composta da numerosi adepti e strutturata su base piramidale, con ramificazioni nei comuni di Putignano, Castellana Grotte, Noci, Alberobello, Locorotondo, Polignano e Acquaviva”.
“L’attività investigativa – proseguono i carabinieri – trae origine dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia sul ruolo di Carmelo Recchia, 47enne di Castellana Grotte, indicato quale referente dei Capriati su quel comune. I riscontri a tali dichiarazioni hanno consentito di documentare, oltre a un’intensa attività di spaccio portata avanti a Castellana, anche un particolare legame con un noto pregiudicato di Putignano dal quale Recchia si riforniva abitualmente per cocaina e hashish”.
“A segnare una svolta per l’indagine – continuano i militari – è stato il decesso, nel gennaio 2020, del referente del clan Capriati su Putignano: evento che ha determinato un ‘vuoto di potere’ che ha permesso di disvelare gli assetti organizzativi preesistenti ed i possibili successori nella redditizia gestione del narcotraffico nei comuni di Castellana Grotte e Putignano, che sarebbero stati designati dal clan: un ‘passaggio di consegne’, con il subingresso di un altro indagato nella posizione verticistica”.
In questa maniera, per i carabinieri, è stato possibile ricostruire l’intera struttura organizzativa basata su articolazioni territoriali nei sette comuni: tutte funzionalmente indipendenti, ma correlate fra loro attraverso forniture incrociate di stupefacenti e sottoposte alla direzione unitaria garantita dai Capriati. “Il sodalizio presentava, a monte, una struttura piramidale con in cima la famiglia Capriati – confermano i carabinieri – e in posizione immediatamente subordinata un 41enne di Putignano conosciuto nell’ambiente criminale come ‘La Bionda’”.
“Quest’ultimo accentrava a sé la gestione della cassa e delle forniture, versando il dovuto alla famiglia Capriati, dopo aver raccolto i proventi dello spaccio dai vari referenti territoriali. I responsabili delle varie articolazioni provvedevano alla successiva distribuzione agli spacciatori, stabilivano il prezzo di vendita all’ingrosso e al dettaglio, organizzavano l’attività degli spacciatori sul territorio e, talvolta, provvedevano direttamente allo spaccio. Poi, personalmente o per il tramite di altri sodali, riscuotevano i proventi e ripartivano le quote tra gli appartenenti al gruppo, reclutando infine nuovi spacciatori”.
Nel corso dell’indagine, oltre ad essere emersa la disponibilità di armi per alcuni componenti del clan operanti nel territorio di Putignano nonché una richiesta estorsiva ai danni di un esercizio commerciale del posto, perpetrata facendo espressamente riferimento all’appartenenza al clan Capriati, sono stati acquisiti rilevanti riscontri rappresentati dal sequestro di 4 pistole clandestine, un silenziatore e svariati chili di sostanze stupefacenti di diverse tipologie – hashish, eroina e cocaina – e da arresti nella flagranza della detenzione di sostanze stupefacenti.






