Rubavano farmaci destinati ai malati oncologici e dispositivi medici, come siringhe, cateteri e garze, dall’Istituto oncologico Giovanni Paolo II di Bari per alimentare l’attività domiciliare “in nero” (prelievi del sangue, medicazioni, somministrazione di flebo e altro) svolta da dipendenti ed ex dipendenti del nosocomio. Così, al termine di una lunga indagine svolta dalla sezione di polizia giudiziaria della Questura sono state applicate sei misure cautelari ad altrettante persone, dipendenti in servizio e in pensione.
Le misure applicate riguardano l’interdizione dai pubblici uffici, un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e quattro divieti di dimora nel comune di Bari e sono l’epilogo di una lunga indagine partita nel 2020 a seguito di una denuncia da parte di una dipendente dell’ospedale. I dipendenti del nosocomio utilizzavano l’ospedale come personale magazzino di rifornimento per attività private nelle case di pazienti, che li pagavano in nero per effettuare medicazioni, prelievi e iniezioni. Un sistema che stando alle indagini della Procura di Bari risale in alcuni casi anche al 2014.
Parte dell’ingente materiale sequestrato, trafugato dai locali del nosocomio e accumulato in depositi “casalinghi”, è stato già donato ad associazioni di volontariato come la cooperativa Aliante, l’Ente Assistenziale SER Bari e l’Emporio della Salute, operanti sul territorio barese, in favore di persone indigenti.
“Si comincia a fare chiarezza su fatti che risalgono al 2014, fatti che sono stati portati all’attenzione della magistratura dal personale dell’Istituto che, in tutti questi anni ha attivamente collaborato per chiarire responsabilità e individuare i colpevoli. – ha dichiarato – il direttore generale Alessandro Delle Donne Siamo dunque contenti che, oggi, ci sia un significativo passo avanti nelle indagini perché questo ci consentirà di adottare i provvedimenti disciplinari sulle due persone ancora in servizio. Le altre quattro, è bene ricordarlo, erano già in pensione quando, nel 2021, il sequestro di materiale sanitario da parte delle forze dell’ordine fece luce sul caso. Da allora, nel nostro Istituto è attivo un costante e assiduo monitoraggio del magazzino e delle scorte che garantisce un controllo di ogni singola siringa in uso: uno strumento operativo che, non a caso, ci ha consentito di rispettare al centesimo anche i tetti di spesa farmaceutica richiesti dalla Regione Puglia”.








