Arriva al capolinea l’inchiesta su un presunto giro di usura contestato ai parenti dell’ex boss Michelangelo Stramaglia. Nell’avviso di conclusioni delle indagini preliminari, a firma del pubblico ministero della Dda Fabio Buquicchio, compaiono i nomi della sorella Chiara, del marito di lei, Filippo Giangregorio e del figlio della coppia, Francesco. I fatti risalgono al 2020.
Secondo l’accusa, la donna e il figlio avrebbero preteso da un commerciante della città, come corrispettivo di un prestito di 25mila euro, interessi usurari del 5 per cento mensili, pari al 60 per cento annui. Per ogni tranche sarebbero state pattuite somme pagate anticipatamente, a titolo di interessi: 250 euro a giugno, 750 a luglio e agosto, 1.250 da settembre a novembre 2020. Chiara Stramaglia risponde anche di tentata estorsione, poiché avrebbe minacciato la vittima dicendo: “E dai, per piacere… se tu che devi portare i soldi…o vuoi mazzate? O vuoi che ti mando le persone a casa tua? Dimmi tu che cosa vuoi fare…”.
Filippo Giangregorio, invece, risponde sia di usura, per un prestito concesso ad un’imprenditrice, sia di esercizio abusivo dell’attività finanziaria in relazione a due episodi avvenuti nel 2015. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Maria Gallucci, Antonio La Scala, Maria Agneta e Gaspare Sanseverino.







