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Home » Cronaca » Omicidio sul calesse a Giovinazzo, 6 arresti: in carcere il reggente del clan Di Cosola. Nel video le dichiarazioni dei ‘pentiti’

Omicidio sul calesse a Giovinazzo, 6 arresti: in carcere il reggente del clan Di Cosola. Nel video le dichiarazioni dei ‘pentiti’

diLa Redazione
14 Novembre 2023
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Dopo quasi dieci anni sono stati identificati e arrestati i presunti responsabili della morte di Claudio Fiorentino, 33ene di Terlizzi ritenuto contiguo al clan Capriati ucciso il 3 giugno del 2014 a Giovinazzo con 9 colpi di pistola mentre era su un calesse. Sei le misure cautelari emesse su richiesta dei Pm della Dda Federico Perrone Capano e Domenico Minardi, nei confronti di altrettante persone, 5 in carcere e una ai domiciliari, a detta degli investigatori tutte riconducibili al clan Di Cosola. Sono accusate di concorso in omicidio detenzione e porto illegale di armi aggravati dalle modalità mafiose.

Determinanti le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Michele Giangaspero, che nel 2018, da libero, si è autoaccusato dell’assassinio e ha consentito di far ritrovare l’arma del delitto. Secondo gli inquirenti, il movente sarebbe riconducibile a un mancato accordo sulla spartizione dei proventi del racket delle estorsioni. Fu un’esecuzione in piena regola, accuratamente pianificata nel corso di riunioni preparatorie. L’omicidio di Fiorentino era stato già organizzato nel 2012, ma non ne se fece più nulla perché fu trovato insieme ad alcuni bambini. Nel 2019 un altro collaboratore cercò di depistare le indagini fornendo indicazioni contrastanti rispetto a quelle di Giangaspero.

Gli arrestati sono Michele Giangaspero e Piero Mesecorto (43 e 35 anni), considerati gli esecutori materiali dell’omicidio; Luigi Guglielmi e Carmine Maisto, considerati i mandanti; Mario Del Vecchio e Pasquale Maisto, considerate le vedette che hanno aiutato nell’esecuzione del piano. Giangaspero è ora ai domiciliari.

Secondo l’accusa, nel primo pomeriggio del 3 giugno 2014, a Giovinazzo, Claudio Fiorentino, all’epoca trentatreenne, mentre percorreva con un calesse la complanare della Statale 16, venne raggiunto da nove colpi di arma da fuoco esplosi con una pistola mitragliatrice Micro Uzi da un killer che viaggiava a bordo di una moto guidata da un complice. Le indagini, coordinate dalla Dda di Bari e sviluppate in più fasi dal Reparto Operativo – Nucleo Investigativo per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli arrestati, tutti appartenenti al clan Di Cosola (attivo sul territorio di Bari e provincia). Fondamentali per le indagini anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno consentito di individuare il movente del delitto, riconducibile a un contrasto finalizzato al controllo del territorio. In particolare, i due mandanti dell’omicidio, oggi di quarantuno e quarantanove anni (il primo dei quali ritenuto l’attuale reggente del clan Di Cosola) avrebbero organizzato e ordinato l’omicidio ai quattro esecutori materiali (due quarantaquattrenni, un quarantaduenne ed un trentacinquenne) per agevolare l’attività criminale del sodalizio sul territorio di Giovinazzo.

“Di questa vicenda è importante sottolineare due profili – ha detto il coordinatore della Dda di Bari, Francesco Giannella – il primo è il fondamentale contributo dei collaboratori di giustizia, che hanno dato un grande impulso alle indagini; il secondo è lo svelamento di alcuni aspetti inquietanti della vita di Giovinazzo, considerato un paese tranquillo in cui però ci sono rilevanti dinamiche mafiose. Se è considerata una città tranquilla è anche perché esiste una certa omertà, visto che le estorsioni non sono mai state denunciate”.

“L’omicidio di Claudio Fiorentino aveva avuto un precedente nel 2012, non consumato perché con la vittima c’erano dei bambini. Con la sua eliminazione i Di Cosola avrebbero ottenuto il controllo delle estorsioni su Giovinazzo attraverso i fratelli Maisto”, ha sottolineato il pm della Dda di Bari, Federico Perrone Capano. “Fiorentino – ha evidenziato il pm della Dda Domenico Minardi – era contiguo al clan Capriati e gestiva in maniera accentrata e monopolistica le attività illecite a Giovinazzo, soprattutto le estorsioni. I Di Cosola gli si sono avvicinati perché interessati alla piazza, e la sua risposta fu negativa. I rapporti così sono diventati sempre più tesi, e una persona legata a Fiorentino ci ha raccontato di come la vittima avesse saputo che i Di Cosola avevano mandato persone da Bari per ‘metterlo a parcheggio'”. “Spesso – ha aggiunto il coordinatore della Dda di Bari, Francesco Giannella – la gente dice che queste storie non interessano, perché ‘finché si ammazzano tra di loro sono fatti loro’. Ma non è mai così: un omicidio non è mai una questione privata, ma un segnale di malessere gravissimo. Se esiste un contesto di estorsioni di cui nessuno parla, è evidente come questa non sia una faccenda privata. A una crescita civile della società non può contribuire solo la repressione, ma serve anche una presa di coscienza e fiducia nelle istituzioni”.

Claudio Fiorentino era originario di Terlizzi: fu raggiunto nel giugno del 2014 da alcuni colpi d’arma da fuoco mentre si trovava a bordo di un calesse insieme a un amico, in contrada ‘Casina della principessa’. Aveva precedenti penali per estorsione ai danni di imprenditori edili ed era stato indagato per associazione mafiosa, oltre che arrestato nel 2010 per estorsione.

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