Un’altra rissa in locale vicino al Bahia, poco prima della sparatoria. Poi l’inseguimento della vittima, Antonella Lopez, e del ragazzo che era con lei, Eugenio Palermiti (forse già feriti), nel beach bar di Molfetta, dove i due si erano rifugiati e dove sono stati esplosi sei colpi di arma da fuoco, uno dei quali letale per la ragazza. Potrebbe essere questa la ricostruzione di quanto accaduto stanotte a Molfetta, come testimoniano le tracce di sangue all’ingresso del locale. Per quello che sembra a tutti gli effetti profilarsi come un agguato, indaga la Direzione Distrettuale Antimafia, vista la parentela della vittima con Ivan Lopez, ucciso a San Girolamo nel 2021, e il ferimento ieri di Eugenio Palermiti, nipote dell’omonimo boss di Japigia. Tra le piste seguite dagli investigatori, la lotta col clan Strisciuglio, in un contesto di locali del nord barese frequentati dai giovanissimi rampolli della malavita, pronti a consumare le loro serate tra musica e bottiglie da centinaia di euro. Qualche mese fa, d’altronde, un’altra sparatoria si è verificata in una discoteca di Trani e reiterati sono gli episodi di violenza nei locali della movida della costa della Bat.
La dinamica dell’agguato è ancora in fase di ricostruzione: le indagini sono in corso da parte dei carabinieri coordinati dalla Dda di Bari. Sono diversi i testimoni che i militari stanno ascoltando. “Eri la mia collega preferita, sorella mia salutami il mio papà”. E ancora “Vola più in alto che puoi, eri uno spettacolo”. Sono alcuni dei messaggi di cordoglio postati sui social a commento dell’ultimo post della 19enne che risale a tre giorni fa. La pagina social della giovane vittima ha anche video relativi allo zio, Ivan Lopez, ucciso a Bari in un agguato il 29 settembre di tre anni fa. In occasione del primo anniversario della morte della zio, la 19enne definisce la giornata dell’assassinio “bruttissimo giorno che ha segnato la vita di chi ti ha amato”. “Mi manca vederti entrare dalla porta di casa, mi manca abbracciarti, mi manca sentire la tua voce, mi manca bisticciare”, aggiunge.
Ragazza uccisa, colpita alla spalla e morta per shock emorragico
È morta per shock emorragico Antonia Lopez, ferita mortalmente con alcuni colpi di arma da fuoco sparati durante una lite tra rampolli di due clan rivali. Le ferite sul suo corpo sarebbero diverse e concentrate per lo più sul tronco. Quella mortale che ha provocato una forte perdita di sangue, sarebbe dovuta a un proiettile che l’ha centrata alla spalla con conseguente rottura di alcuni vasi sanguigni afferenti alla aorta. Altre lesioni, invece, sarebbero state provocate dai cosiddetti proiettili secondari, ovvero da frammenti di pallottole. Per lei è stato inutile l’arrivo del personale del 118, intervenuto sul posto su chiamata dei carabinieri, che ne ha solo constatato il decesso. Altre quattro persone, di età compresa tra i 20 e i 26 anni, sono rimaste lievemente ferite ma le loro condizioni non sarebbero preoccupanti. Si tratta del ragazzo che era con lei, un rampollo del rione Japigia di Bari, Eugenio Palermiti, 20 anni, figlio di Gianni e nipote omonimo capoclan del rione; e di Francesco Crudele, autista di Palermiti, a cui nel 2009 fu ucciso un parente in un agguato mafioso. Palermiti ha lesioni alle mani. Gli altri due feriti – a quanto è dato sapere – non hanno precedenti di polizia.
Melchiorre: a Molfetta fatto gravissimo, serve seria riflessione
“Appresa la notizia da organi di stampa, ho sentito il dovere di recarmi immediatamente sul posto, a Molfetta, per portare la mia solidarietà ad una comunità che si è svegliata turbata e scossa da questo tragico episodio”. Lo afferma il senatore di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre, componente della Commissione parlamentare antimafia. “L’omicidio di questa giovane ragazza, stando alla prima ricostruzione dei fatti, sarebbe attribuibile ad una faida fra clan. Un episodio gravissimo, avvenuto alla presenza di centinaia di ragazzi, che impone una seria e approfondita riflessione da parte di tutti su come estirpare la cultura mafiosa dalle radici e costruire una società che crede nella giustizia equa e funzionante. In Puglia, negli ultimi anni, ci siamo troppo abituati alla giustizia-fai-da-te: lo abbiamo visto all’ospedale di Foggia con l’aggressione dei medici che si sono barricati in una stanza per sfuggire alla violenza dei parenti di una paziente deceduta; lo abbiamo visto a Bari con il corteo funebre non autorizzato sotto il carcere, lo abbiamo visto qualche ora fa con l’arresto in diretta social del nipote del boss elogiato da decine di post di solidarietà, o con i fuochi d’artificio illegali che ogni notte brillano nel cielo del quartiere Madonnella ed, ancora, con i parcheggiatori abusivi sotto la sede del Comune di Bari. A fianco dell’importante lavoro portato avanti dai magistrati e dalle forze di polizia ci deve essere una grande sfida culturale, educativa, sociale, un lavoro di rete fra agenzie di prevenzione e di repressione”, conclude Melchiorre.
Emiliano: “Dramma annunciato. Lo Stato intervenga”
“Stanotte un dramma annunciato si è consumato a Molfetta dove è morta una ragazza di 19 anni durante l’ennesimo scontro tra bande criminali che si contendono il controllo dei locali e della spaccio collegati alla movida. Non si possono escludere nuovi eventi nell’immediato collegati a questo gravissimo omicidio. Il fenomeno ha già provocato il ferimento di una ragazza a Trani e addirittura la morte a Barletta di un bravo ragazzo la cui perdita ha sconvolto l’intera comunità. Ed altri innumerevoli episodi sentinella di quanto avvenuto stanotte. Serve uno scatto investigativo importante e coordinato e il supporto dell’intera cittadinanza. I gestori delle discoteche e dei locali, vittime anch’essi di questa dinamica probabilmente mafiosa, avevano dato l’allarme per tempo e sono pronti a collaborare per la tutela dei nostri ragazzi e delle loro attività. Andare ai funerali, fare i post su facebook e attuare temporanei momenti di controllo non basta più: occorre far sentire a questa gente la forza dello Stato e alle vittime dei continui atti di violenza la sicurezza cui hanno diritto. La Puglia non può tornare indietro. La nostra reazione deve essere durissima”. Lo dichiara il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano
Manager discoteca: “Intervengano Istituzioni”
“Il problema di questi gruppi criminali è noto da tantissimo tempo. Chiediamo a gran voce la presenza costante delle forze dell’ordine all’esterno dei locali maggiormente frequentati e leggi che possano evitare che questi soggetti frequentino i locali di pubblico spettacolo. Solo così, si potrà ridare sicurezza e rivalorizzare il settore del divertimento”. Lo sostiene Roberto Maggialetti, amministratore e legale rappresentante del Df theatre, discoteca di Bisceglie, nel nord Barese commentando l’omicidio di Antonella Lopez. “Dopo l’ennesimo gravissimo episodio con la perdita di una giovanissima vita, abbiamo sempre più consapevolezza che servono azioni forti, durature, definitive e non palliative al singolo caso del momento”, prosegue. “Non è assolutamente concepibile che un posto deputato al divertimento dei giovani diventi per colpa di pochi delinquenti sede di tragedie – continua Maggialetti -. Le Istituzioni devono intervenire, devono preservare la vita di chi va nei locali per divertirsi”. “Quello che è avvenuto mi lascia un profondo sconforto. Oltre alla famiglia della ragazza gravemente colpita da questo lutto, esprimo la mia vicinanza a tutti i colleghi e titolari di esercizi pubblici che sono vittime di una violenza non voluta”, conclude.
Libera Puglia: ‘Politica non investe sui giovani’
“Pregherò per te Antonella che riposi in pace ma pregherò affinché il Signore scuota tutti e soprattutto un mondo politico che vuole reprimere la solidarietà, la lotta, l’impegno e i diritti, che non investe sui giovani che crea disuguaglianze e corruzione”. Lo scrive in un post pubblicato sui social, don Angelo Cassano referente della sezione pugliese dell’associazione Libera contro le mafie, commentando l’omicidio di Antonella Lopez uccisa la scorsa notte mentre era in un locale di Molfetta, nel Barese. “È un grande dolore morire a 19 anni in questo modo e niente può giustificare una morte così”, continua il parroco evidenziando “dobbiamo fare di più tutti con coraggio”. “Antonella ci mette tutti dinanzi alle nostre responsabilità di come voltiamo la faccia dall’altra parte dinanzi alla violenza e prepotenza mafiosa – prosegue don Angelo – alle complicità ai silenzi alla mancanza di prospettive di un Paese che sta togliendo ogni speranza ai nostri ragazzi”. “Non basta – continua – l’azione repressiva se non ci indigniamo più e ci laviamo la coscienza, non basta commuoversi se non ci muoviamo e agiamo”.







