Sono 15 le misure cautelari eseguite da carabinieri e Guardia di finanza dei rispettivi comandi provinciali di Bari, in seguito a uno svelamento di una maxi truffa sui bonus edilizi, che ha portanto anche al sequestro di dieci milioni di euro. Al centro della vicenda ci sarebbe un’intera famiglia di Altamura, che gravita attorno all’imprenditore edile Giuseppe De Scala (47 anni), finito in carcere. L’uomo è considerato capo e promotore dell’associazione, in cui sono coinvolti anche i suoi genitori, suo fratello e sua sorella. Ai domiciliari, quindi, sono finiti Aniello De Scala e Maria Frappampina (i genitori) e Michele De Scala (il fratello), insieme ad altre cinque persone (Andrea Ragone, Vito Vischi, Alessandro Vigilante, Giovanni Regina e Francesco D’Ambrosio). Tra i sei colpiti dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ci sono anche due persone coinvolte in un’altra recente inchiesta sull’emissione di fatture false, Nicola Abrescia e Danilo Petrara.
Oltre ai 15 finiti agli arresti (uno in carcere, otto agli arresti domiciliari, mentre per sei è stato imposto l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria), gli indagati sono in tutto 54, compresi alcuni degli oltre 40 prestanome di cui si sarebbe servita l’associazione. A questi numeri si aggiungono otto società (Fd service srl, La Globalsystem srls, Megaservice srls, Dam Servizi srls, Elleci Termoidraulica srls, Centro copie & servizi srls, Esternamente Concept srl) riconducibili agli indagati. Società che, come notato dagli inquirenti, sarebbero state “per lo più inattive”. Le misure sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari.
Le persone destinatarie del provvedimento cautelare sono indagate, in concorso tra loro e a vario titolo, per le ipotesi delittuose di associazione per delinquere, emissione di fatture false, riciclaggio e autoriciclaggio. L’operazione messa a punto da carabinieri e finanzieri – che ha visto il coinvolgimento di circa 100 uomini in divisa – è il risultato di un’articolata attività di indagine, coordinata dall’Ufficio giudiziario barese, che ha consentito di disvelare un sodalizio criminale, con basi logistiche a Bari ed Altamura, dedito ad avanzare indebite richieste di accesso ai bonus edilizi per fittizi interventi di ristrutturazione immobiliare.
Gli approfondimenti investigativi, inizialmente delegati al Nucleo investigativo dell’Arma dei carabinieri, a seguito del rinvenimento, nel settembre del 2021, durante un controllo eseguito nel Comune di Palo del Colle nei confronti di due degli arrestati, di numerose carte di credito intestate a soggetti terzi, hanno visto successivamente il coinvolgimento – in ragione delle peculiari competenze specialistiche nel contrasto ai reati economico-finanziari – dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bari.
Nel dettaglio, nel periodo da maggio a novembre 2021 l’associazione avrebbe acceduto alle agevolazioni in parola attraverso istanze avanzate sia da soggetti interni all’organizzazione, in qualità di persone fisiche o rappresentanti legali di società per lo più inattive, sia da apparenti clienti delle imprese riconducibili ai principali indagati, ovvero da soggetti estranei al sodalizio ma compiacenti, privi di qualsivoglia capacità reddituale e patrimoniale, in molti casi gravati da precedenti di polizia. Nel complesso risultano coinvolte 54 persone fisiche e otto società, quest’ultime segnalate per i connessi profili di responsabilità amministrativa dipendente da reato.
I riscontri investigativi, consistiti principalmente in perquisizioni locali, analisi documentali, indagini tecniche e approfondimenti economico-finanziari, avrebbero consentito di accertare la fittizietà dei crediti d’imposta correlati ai bonus edilizi, per oltre 17 milioni di euro, in considerazione dell’attestazione di dati non veritieri, quali la disponibilità di beni immobili inesistenti, ovvero appartenenti a soggetti estranei ai fatti, nonché l’esecuzione di lavori edili di rilevante entità, in realtà mai effettuati.
Detti crediti sarebbero stati successivamente ceduti a un inconsapevole intermediario abilitato consentendo la monetizzazione del relativo controvalore (oltre 13 milioni di euro al netto delle commissioni trattenute dal citato operatore), che veniva poi versato su conti corrente nella disponibilità del sodalizio criminale. Al fine poi di occultarne la provenienza e impedirne, così, il tracciamento, l’illecito profitto sarebbe stato da ultimo trasferito, sotto forma di pagamento di retribuzioni dei dipendenti ovvero di false fatture emesse proprio con riferimento all’esecuzione dei fittizi lavori edili, sui conti di altre società compiacenti o su carte prepagate, da cui poi sarebbero stati effettuati prelevamenti presso vari Atm.
Nel complesso, i proventi dei reati contestati, oggetto del provvedimento di sequestro, sono quantificabili in circa 10 milioni di euro. Circa 50 le carte di credito sequestrate. “L’operazione di oggi dimostra la straordinaria intesa tra le forze dell’ordine e la Procura di Bari nell’obiettivo di recuperare il patrimonio illecito – il commento del procuratore di Bari, Roberto Rossi – Complessivamente, questa Procura ha già sequestrato oltre 100 milioni di euro dalle indagini sulle frodi sui bonus, e questi sono soldi che abbiamo bloccato impedendo che venissero sottratti allo Stato”. “Questa operazione dimostra anche l’importanza delle intercettazioni, ed è una risposta a chi ritiene che siano inutili e costose – ha precisato – Con queste indagini recuperiamo un patrimonio illecito che è di gran lunga superiore alle spese sostenute per le intercettazioni”. Il procuratore è poi ritornato sulle parole pronunciate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio relativamente alla “moltiplicazione” dei fascicoli di indagine da parte dei pm: “Li moltiplichiamo in modo da restituire ai cittadini quanto perso”.






