Due soccorritori del 118 di Taranto nel pomeriggio del 27 giugno sono stati minacciati con un coltello durante un intervento domiciliare nel quartiere Paolo VI, in seguito a una richiesta di soccorso per difficoltà respiratorie. La situazione è precipitata dopo la valutazione iniziale del paziente, un uomo di 36 anni, che improvvisamente ha impugnato un coltello da cucina con lama liscia di 25 centimetri, minacciando i sanitari.
I due operatori, a quanto si è appreso, si sono ritrovati bloccati nell’abitazione per circa venti minuti, sotto costante minaccia, cercando di mantenere la calma e assecondare l’uomo per evitare una possibile escalation. In casa erano presenti anche la moglie e il fratello del paziente. Con un pretesto, i soccorritori sono riusciti a separarsi dall’uomo e a inviare una richiesta d’aiuto alla centrale operativa.
Una volta fuori dall’appartamento, hanno simulato la preparazione dell’ambulanza per eseguire un esame medico, approfittandone per chiudersi all’interno del mezzo e fuggire. Nel frattempo, l’uomo si è recato autonomamente al pronto soccorso dell’ospedale Moscati, dove sono intervenute le forze dell’ordine.
L’aggressione ha suscitato forte allarme tra gli operatori del 118, che denunciano un’escalation di episodi violenti e una crescente insicurezza durante i turni, soprattutto in alcuni quartieri. Sul posto si è recato anche il direttore del 118 Mario Balzanelli. Sull’episodio indaga la polizia.
“Questo episodio evidenzia un problema crescente nel nostro Paese: gli operatori sanitari, impegnati nel salvataggio di vite umane, sono sempre più spesso vittime di violenza. È necessario un impegno comune per garantire la loro sicurezza e la tutela dei diritti di chi lavora per la salute e il benessere della nostra comunità”, afferma il deputato Dario Iaia (presidente provinciale di Fratelli d’Italia Taranto) in merito all’aggressione. “Gli operatori del servizio di emergenza – spiega Iaia – erano stati attivati dalla centrale operativa 118 di Taranto per un caso di difficoltà respiratoria e si sono recati nel quartiere Paolo VI a Taranto con l’equipaggio della postazione di Montemesola. Dopo aver valutato il paziente e deciso per il trasporto al nosocomio di Martina Franca, secondo le disposizioni della centrale, la situazione è degenerata. Il paziente, all’improvviso, ha estratto un coltello di 25 centimetri, come confermato dalle indagini della Polizia di Stato, puntandolo contro gli operatori sanitari”.
In quei momenti “di estrema paura, il personale del 118 – osserva il deputato – ha dimostrato grande prontezza e lucidità, riuscendo a fuggire in ambulanza per mettersi in salvo. Solo grazie alla loro rapida reazione si è evitata una tragedia”. Occorrono, conclude Iaia, “pene severe (e il codice le prevede) e rapidità dei processi con pene certe. E ribadiamo tra l’altro, la proposta di prevedere bodycam per gli operatori. Non possiamo permettere che la paura di queste aggressioni ostacoli o impedisca loro di svolgere il proprio dovere”.
Ferma la condanna del commissario straordinario dell’Asl di Taranto, Vito Gregorio Colacicco, che esprime “solidarietà e vicinana” agli operatori del 118. Il personale “del 118, come quello del pronto soccorso – osserva Colacicco – è quello più esposto alle aggressioni. Loro intervengono sempre, con impegno e tempestività, per aiutare chi è in difficoltà e non meritano di essere aggrediti in nessun modo mentre compiono il proprio lavoro”.
Poi aggiunge: “A tutti gli operatori del 118 impegnati va la mia solidarietà e il mio impegno affinché questo fenomeno preoccupante si possa arginare, a garanzia della dignità dei lavoratori e della loro salute”.
L’Asl annuncia che il commissario straordinario Colacicco incontrerà, nei prossimi giorni, la task force aziendale che si occupa di prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari, “al fine di aumentare l’attenzione sul percorso per la definizione e adozione di ulteriori misure per proteggere gli operatori”. Per Colacicco, “una severa condanna alle aggressioni ai sanitari è doverosa e necessaria: questi episodi non solo rappresentano un reato, ma sono anche il segnale preoccupante di un deterioramento del senso civico e della cultura del rispetto. I professionisti della salute dedicano la loro vita al benessere degli altri, spesso in condizioni difficili e sotto enorme pressione. Attaccarli fisicamente, verbalmente, o con un’arma, non è solo un gesto vile, ma mina le fondamenta stesse della convivenza civile”, conclude.








