Una donna di 36 anni, nella notte del 28 giugno, è stata investita da un’auto ed è morta lungo la strada provinciale Ostuni-Villanova, nel Brindisino. Le indagini per ricostruire l’accaduto sono condotte dalla polizia stradale e gli investigatori non escludono l’ipotesi del suicidio.
A quanto si apprende, la donna, che era in cura in una struttura a pochi metri da dove si è verificato l’incidente, camminava a piedi al centro della carreggiata ed è stata travolta da un’auto guidata da un giovane che si è subito fermato a prestare soccorso. Vano però è stato ogni tentativo di rianimarla.
“Noi abbiamo seguito alla lettera il protocollo previsto per l’assistenza alla donna”, dichiara il presidente della cooperativa Minerva, Antonio Tateo, che gestisce la Rsa Villa Nazareth di Ostuni, in cui era ricoverata la 36enne. “È stato fatto un progetto con l’Asl di Barletta per seguire questa ragazza ad personam, h 24. Lei – ha spiegato Tateo – aveva bisogno di supporto” per alcune sue dipendenze. “C’era la necessità di un rapporto 1 a 1 nell’assistenza, come previsto dal protocollo che noi abbiamo definito da circa due anni e che abbiamo rispettato nei luoghi, nei tempi e nel personale. Tanto che questa notte era seguita da una operatore socio-sanitario che per ben quattro volte, come da protocollo, ha segnalato il suo allontanamento. I poliziotti per tre volte hanno riaccompagnato la donna in struttura. La quarta volta, immediatamente, è stato chiamato il commissariato e pochi minuti dopo è giunta la chiamata dell’incidente. Tutti quelli che sono gli obblighi nei confronti di questa ragazza sono stati rispettati”.
Tateo riferisce che “la legge prevede che se lei aveva necessità di uscire noi non lo potevamo impedire. Nel momento in cui la paziente si allontanava, e non riuscivamo a fermarla perché diventava violenta, dovevamo necessariamente chiamare la polizia. Questo è quello che è stato disposto dal giudice tutelare di Trani che ci imponeva di tenere sotto controllo la signora nell’arco delle 24 ore. All’interno della struttura non è mai accaduto niente”. Tateo sottolinea che la ragazza aveva un amministratore ed “era capace d’intendere e volere”. “Purtroppo – rimarca – la sua dipendenza la portava su altre strade. Lei è voluta uscire ed è uscita. Poi purtroppo è avvenuto quello che è successo”. Tateo esclude infine che possa essersi trattato di un gesto volontario, in quanto “la ragazza non ha mai manifestato la volontà di suicidarsi”.








