In circa vent’anni avrebbe costruito un impero da 50 milioni di euro. Un imprenditore originario di Molfetta, un 55enne volto noto alle forze dell’ordine già condannato per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti in seguito alle operazioni dei Carabinieri “Primavera” e “Reset”, è stato raggiunto da un decreto di confisca definitiva di tutti i suoi beni e disponibilità finanziarie, emesso dalla Sesta Sezione della Suprema Corte di Cassazione.
Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe accumulato il suo patrimonio, caratterizzato da beni immobili, compendi aziendali, beni di lusso, conti correnti e un’imbarcazione da diporto, proprio in seguito alle sue attività illecite. Gli accertamenti patrimoniali eseguiti dalla Procura della Repubblica di Bari hanno permesso di monitorare tutti i movimenti finanziari dell’ultimo ventennio. Il patrimonio accumulato in due decadi è costituito da 15 fabbricati, tra i quali una villa vista mare dove vive con la famiglia, quattro terreni da 5mila metri quadrati, altrettante società specializzate nella costruzione e ristrutturazione di edifici, sei veicoli e un’imbarcazione da diporto, oltre a 11 conti correnti e quote partecipative a un fondo di investimento.
La Corte di Cassazione che, ritenendo inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, ha così pienamente accolto la proposta della Procura della Repubblica di Bari, formulata sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati dal Nucleo Investigativo di Bari – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali, che ha ricostruito sia la carriera criminale dell’imprenditore che gli introiti dell’intero nucleo familiare.






