I rifiuti speciali arrivavano da impianti delle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno, e venivano smaltiti illecitamente nelle campagne pugliesi. Creando vere e proprie discariche a cielo aperto, dove spesso le montagne di rifiuti venivano poi bruciate. I carabinieri del gruppo per la Tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli, insieme ai colleghi dei comandi provinciali dei territori competenti, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di 19 soggetti (6 agli arresti domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 6 interdizioni per un anno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale), ritenuti responsabili a vario titolo del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
Avrebbero messo su “una filiera organizzata” capace di smaltire rifiuti speciali grazie a “documentazioni false” su cui erano indicati siti di smaltimento inesistenti e che servivano ad autorizzare il trasporto di materiali di scarto che venivano sversati in cave in disuso, aree agricole e capannoni delle province di Foggia, Barletta – Andria – Trani, Napoli e Frosinone mettendo a rischio la salute di chi in quelle zone abita. Le zone di campagna, come uliveti e vigneti, sono state trasformate nel tempo in vere e proprie discariche a cielo aperto. È quanto avrebbero fatto negli ultimi tre anni, le 19 persone accusate, a vario titolo, dalla Dda di Bari di traffico illecito di rifiuti. Le indagini dei carabinieri del gruppo Tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli, aiutati dai colleghi dei comandi provinciali delle aree coinvolte nell’inchiesta, hanno accertato lo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti speciali, come scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di Rsu da impianti di trattamento e recupero delle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno. Un’attività che avrebbe permesso agli indagati un guadagno di oltre 2,5 milioni di euro raggirando le “corrette procedure di gestione dei rifiuti previste dalla legge”, spiega una nota in cui si specifica che sono stati sequestrati beni del valore “dell’illecito profitto ottenuto”. I sigilli riguardano 10 aziende produttrici di rifiuti, 60 automezzi, oltre a diversi beni mobili e immobili. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero classificato “in modo fittizio” i rifiuti con la complicità degli impianti di produzione che indicavano “siti di destinazione” per lo smaltimento esistenti “solo sulla carta” per “giustificare il trasporto dei rifiuti e il successivo illecito abbandono in siti abusivi”.
Sono stati diversi gli automezzi colmi di rifiuti urbani indifferenziati provenienti da impianti dalle province di Napoli, Salerno e Caserta che “ripetutamente” avrebbero sversato il carico nelle campagne tra Cerignola, San Severo, Lucera, oltre che in aree dell’Alto e del Basso Tavoliere. “Alcune aree di campagna sono diventate autentiche discariche abusive a cielo aperto dove sono stati smaltiti, soprattutto in orari notturni, quantità impressionati di rifiuti urbani e speciali che venivano dati alle fiamme, rendendo l’aria irrespirabile”, spiega la Dda.






