Non ha voluto rispondere alle domande del gip ma ha scelto di rendere comunque dichiarazioni spontanee. Il 21enne Francesco Di Vittorio, di Modugno, a 24 ore dal fermo disposto dalla pm antimafia Bruna Manganelli ed eseguito dai carabinieri del comando provinciale BAT per concorso nell’omicidio di Filippo Scavo, è comparso stamattina dinanzi al gip Giuseppe Ronzino per l’interrogatorio di garanzia.
Assistito dal suo difensore, l’avvocato Nicola Quaranta, Di Vittorio ha raccontato che quella sera era uscito con il gruppetto formato da Dylan Capriati e altri 3 amici, per passare una serata in discoteca: il tavolino nel privè all’interno del Divine Club di Bisceglie – ha spiegato – era prenotato da tempo e quando è scoppiata la lite tra Dylan Capriati e il gruppo capeggiato da Scavo, lui se ne era tenuto a debita distanza, così come gli altri tre amici arrivati con loro.
Al fianco di Capriati, invece, ci sarebbero stati i due giovani in carcere con Dylan dal 5 maggio scorso, Nicola Morelli e Aldo Lagioia, arrivati con altri mezzi. Quanto all’accusa di aver aperto l’accesso alla discoteca a Capriati e Lagioia, che dopo la prima discussione erano andati a prendere le pistole, Di Vittorio ha spiegato di aver sentito bussare e di avere aperto senza immaginare le intenzioni. Sarebbero poi scappati con la Lancia Ypsilon, noleggiata per quella sera da uno degli amici, quello stesso che, accusano gli investigatori, avrebbe poi minacciato per impedirgli di riferire altre cose ai carabinieri.
Una versione diametralmente opposta a quanto gli viene contestato, e cioè il concorso nell’omicidio del 43enne del clan Strisciuglio, Filippo Scavo. Al termine dell’interrogatorio l’avvocato Quaranta ha chiesto la revoca del provvedimento, ma il gip ha convalidato il fermo ed emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere.








