Chiuse le indagini a carico di 19 persone indagate a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità per malversazione ai danni dello Stato, autoriciclaggio ed evasione fiscale, oltre che di reati in materia di crisi di impresa. L’attività investigativa, condotta dai militari del Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di finanza di Bari e coordinate della Procura, ha svelato un collaudato schema di frode, gestito principalmente da un barese che, con l’aiuto di familiari e prestanome, avrebbe costituito e gestito in maniera occulta 18 società, costituite con l’unica finalità di ottenere indebitamente finanziamenti pubblici previsti dai provvedimenti del governo emessi per far fronte all’emergenza Covid. Le società fittizie così create, tre delle quali oggetto di verifica fiscale, oltre ad essere utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprenditori, sarebbero servite, nel periodo della pandemia Covid, a presentare numerose richieste di finanziamenti garantiti dal ministero dello Sviluppo Economico allegando documenti attestanti falsamente la sussistenza dei requisiti richiesti per accedere alle sovvenzioni statali. I finanziamenti illecitamente così ottenuti sarebbero stati, in seguito, trasferiti su conti correnti degli indagati oppure prelevati in contanti e usati per fini personali per impedirne la tracciabilità, dando così luogo ad operazioni di autoriciclaggio.
L’occultamento delle scritture contabili con la contestuale distrazione dei fondi societari hanno portato alla decozione delle due società coinvolte nella frode con conseguente liquidazione giudiziale dichiarata con sentenza del Tribunale di Bari. Il gip del tribunale di Bari ha quindi emesso un decreto di sequestro preventivo del profitto illecito per 622.500 euro nei confronti di 2 indagati, contestando i reati di autoriciclaggio e malversazione ai danni dello Stato. Altri sequestri di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un milione 200mila euro erano stati emessi a novembre 2023 per i reati tributari all’epoca già accertati nei confronti delle stesse società coinvolte e dei principali indagati. Infine, all’esito di interrogatorio preventivo, il gip ha disposto i domiciliari per una persona.
Di seguito i nomi degli indagati:
Luciano Ney, 43 anni
Vito Di Cosola, 61 anni, arresti domiciliari
Pietro Pantaleo, 42 anni
Domenico Schettini, 46 anni
Giuseppe Amoruso, 46 anni
Filippo Maldarella, 24 anni
Fabrizio Romito, 36 anni
Andrea Cassano, 30 anni
Marika Di Cosola, 32 anni (figlia di Vito)
Michele Partipilo, 42 anni
Tiziana Di Chio, 57 anni
Maria Cristina Di Cosola, 27 anni
Demetrio Trasarti, 71 anni
Tommaso Ventrella, 64 anni
Luigi Liaci, 30 anni
Nicola Angelini, 71 anni
Francesco Loprino, 41 anni
Gianluigi Passiatore, 48 anni
Daniel Maruntelu, 44 anni








