Tre persone sono state arrestate questa mattina 1 luglio dai carabinieri a Copertino, nel Leccese, con l’accusa di omicidio premeditato con l’aggravante mafiosa per l’uccisione di Stefano Tomèo, l’operaio di 42 anni raggiunto da un colpo di pistola al collo la sera dell’11 aprile scorso nel paese salentino davanti ad un circolo privato. Gli arresti vengono compiuti in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. A supporto stanno operando lo Squadrone eliportato cacciatori Puglia e il Nucleo carabinieri cinofili.
Le accuse sono a carico titolo di omicidio e tentato omicidio in concorso, aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Una quarta persona è stata denunciata per tentata estorsione e altre due per favoreggiamento personale. L’agguato avvenne in via Nino Bixio davanti ad un circolo privato. Gli attentatori spararono diverso colpi di pistola. Tomèo, che aveva precedenti penali per reati contro il patrimonio, venne colpito mentre scendeva dall’auto condotta da un conoscente che lo soccorse e portò in ospedale dove morì poco dopo.
E non era l’obiettivo dell’agguato Stefano Tomèo, l’operaio di 42 anni assassinato con colpi di pistola la sera dell’11 aprile scorso a Copertino, in Salento. Il presunto assassino, Giovanni Calasso, di 61 anni, ergastolano agli arresti domiciliari per motivi di salute – secondo l’accusa – aveva il compito di presenziare ad un appuntamento fissato per risolvere una lite. All’incontro dovevano partecipare Angelo Ciccarese, di 56 anni (che arriva in auto assieme al suo amico Stefano Tomèo), Gianluca De Paolis, infermiere di 52 anni, e suo cugino Andrea Negri, di 50. Con De Paolis e Negri si presenta Calasso, storico boss della Scu, che è armato con una pistola. Tomèo, appena scende dall’auto, vede Calasso e comincia a fare la voce grossa con il boss che, sentendosi offeso, spara e uccide Tomèo. In carcere, oltre a Calasso, sono finiti De Paolis e Negri, tutti di Copertino, accusati a vario titolo di omicidio e tentato omicidio in concorso aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso.
L’appuntamento era stata concordato per appianare i motivi di una lite. Ciccarese mesi prima aveva affittato una casa a Gianluca De Paolis, pretendendo a fine contratto il pagamento di bollette che riteneva insolute. Per far valere le proprie ragioni, Ciccarese avrebbe minacciato più volte di morte il 52enne. De Paolis, anziché denunciare le minacce alle forze dell’ordine, chiede aiuto al cugino, Andrea Negri, che fa da intermediario con Calasso. Fondamentali ai fini dell’indagine sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali e le immagini acquisite dei sistemi di videosorveglianza. Per Ciccarese è scattata anche una denuncia per tentata estorsione mentre per favoreggiamento personale sono stati denunciati il gestore e un avventore del circolo “Le Club” dove il gruppo si era dato appuntamento. Emblematico il particolare che Calasso abbia agito a volto scoperto, utilizzando la propria autovettura, confidando in un contesto caratterizzato da assoggettamento e omertà. Le indagini hanno accertato che nessuna delle numerose persone presenti all’agguato abbia allertato il 118 nonostante le disperate richieste di aiuto di Ciccarese che cercava di soccorrere Tomèo. Durante gli accertamenti vari testimoni hanno reso dichiarazioni reticenti o non veritiere, nel tentativo di ostacolare la ricostruzione dei fatti.