In via della Fratellanza, nel rione San Pio di Bari, n. 32, pal. I/2, interno 4, la signora Anna Grassi ci si era trasferita anni fa, mettendoci all’interno arredi e suppellettili, nonostante quell’appartamento di edilizia popolare sequestrato e sgomberato stamattina non le spettasse. La 79enne, nonna materna del noto esponente di una frangia del clan Strisciuglio, Saverio Faccilongo, detto ‘Benzina’ avrebbe anche ignorato sia la diffida all’immediato rilascio del dicembre 2022 notificatale dall’Arca Puglia, agenzia che gestisce l’immobile di proprietà del Comune di Bari, sia il successivo decreto penale di condanna emesso a luglio 2023 dal tribunale di Bari. L’appartamento è attiguo a quello occupato fino alla data dello sgombero, il 27 gennaio scorso, dal fratello di Saverio, Giovanni, e dalla sua compagna.
A maggio scorso, l’interno 3 era stato riassegnato a un nucleo familiare etiope, ma a giugno l’assegnatario e i suoi tre figli piccoli non erano riusciti ad entrare perché un gruppo di donne, tra le quali la mamma dei fratelli Faccilongo e la compagna di Giovanni, li avevano minacciati: “Non accettate, altrimenti non campate qui, vi conviene non accettare, altrimenti passate i guai” e chiedendo soldi per “migliorie” apportate nel corso degli anni. Alla risposta negativa, le due indagate sarebbero passate dalle pretese economiche a esplicite minacce di danneggiamento e ritorsione: “lì dentro c’è il sangue nostro – avrebbero detto – o portiamo via ciò che è nostro o altrimenti spacchiamo tutto” e “se non godiamo noi, non ne deve godere nessuno”. Quattro giorni dopo la consegna, la famiglia avente diritto rientrando in casa aveva trovato l’appartamento devastato: demoliti i tramezzi e i muri divisori interni, danneggiati gli impianti elettrici, divelti i sanitari e asportati gli infissi e le prese, così da rendere l’immobile insalubre e totalmente inagibile. Per questo, a seguito di indagini, le due donne sono finite agli arresti domiciliari. Oggi, con lo sgombero dell’altro appartamento di famiglia, il nuovo atto di forza della Procura di Bari che, come spiegato più volte dal procuratore capo Roberto Rossi, non intende arretrare di un passo nella direzione della legalità.







