Prima e dopo l’omicidio di Antonella Lopez, avvenuto il 22 settembre 2024 nella discoteca Bahia di Molfetta, il gruppo malavitoso capeggiato da Eugenio Palermiti junior, nipote dell’omonimo capoclan del quartiere Japigia, avrebbe messo in atto una serie di episodi che per il pm antimafia Fabio Buquicchio -che ha coordinato le indagini, condotte dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Bari – sono particolarmente allarmanti. Impostazione condivisa dalla gip del tribunale di Bari Valeria Isabella Valenzi, che ha firmato sette misure cautelari in carcere per altrettanti giovani: “Sono episodi – scrive nella misura – che si inseriscono nel più ampio e avvilente fenomeno di delinquenza giovanile che affligge il territorio barese”.
In carcere sono finiti, su ordine della gip, Gianmarco Ceglie, 24 anni, Francesco Crudele, di 22, Eugenio Palermiti junior, 22 anni (già detenuto per il possesso di una pistola), Savino Parisi, 30 anni (nipote del capoclan Savinuccio e cantante neomelodico con il nome d’arte di Onivas), Michele Luciani, 24 anni, irreperibile, Christian Signorile di 24, e Vito Spiconardo, di 22.
Tre gli episodi contestati: il primo, emerso già durante le indagini sulla morte di Antonella Lopez, uccisa per errore da un proiettile destinato ad Eugenio Palermiti, riguarda una ‘picchiata intimidatoria’ avvenuta il 9 settembre, quindi due settimane prima della sparatoria al Bahia, quando secondo gli investigatori Eugenio Palermiti e il suo amico e autista Francesco Crudele sarebbero arrivati con una moto nella stazione di servizio con punto ristoro del quartiere San Paolo (la Toil di viale Europa), in un orario in cui era affollato di giovani, e “con comportamenti plateali, davanti ad una moltitudine di gente, avvalendosi dell’intimidazione del vincolo associativo”, avrebbe scarrellato la pistola verso i giovani seduti ai tavoli, facendo scappare la folla terrorizzata. Il passaggio di una Volante aveva impedito che la situazione potesse degenerare: accortisi della pattuglia, i due si erano allontanati velocemente.
Il secondo episodio, invece, è quello del 24 novembre 2024, quando in occasione del concerto del cantante Gigi D’Alessio, avrebbero minacciato platealmente i pubblici ufficiali in servizio incaricati di impedire gli ingressi abusivi nel Palaflorio a loro ed ai loro amici e, in subordine, ad un gruppo di ragazze a loro vicine, minacciando, in caso di rifiuto, di creare seri problemi di ordine e sicurezza pubblica: “Noi abbiamo già parlato, voi vi dovete togliere – avrebbe detto Eugenio Palermiti junior – guadagnate solo lo stipendio, perché vi dovete mettere in mezzo, mo’ faccio entrare io le ragazze, solo le ragazze, noi ce ne andiamo, che credete che non c’ho i soldi per pagare a tutte”.
Vito Spiconardo avrebbe aggiunto: “Allora fateci entrare solo le ragazze nostre. Vi prometto che non buttiamo a terra il palazzetto, sennò siamo costretti a fare macello. Comunque lo sapete che dobbiamo entrare. Fateci entrare e non succede niente, parola mia!” (…) “fateci entrare, sennò il palazzetto va a terra … fateci entrare e non succede niente … parola mia … parola mia!” (…) “Maresciallo fateci entrare, o almeno le ragazze, e promettiamo che il palazzetto non va a terra … altrimenti ora siamo costretti a fare il macello! …. perché comunque dobbiamo entrare!”. E Crudele avrebbe concluso: “…Meh, allora mò dobbiamo fare macello”. Al rifiuto da parte dei pubblici ufficiali avrebbero sferrato calci e pedate contro uno dei cancelli del palazzetto per aprirlo, avrebbero preso una transenna gettandola contro la cancellata, provando anche a lanciarla in aria per farla arrivare oltre la recinzione, nel piazzale del Palaflorio, ma non riuscendo.
Savino Parisi, dopo il diniego a consentire l’ingresso a lui ed al gruppo di suoi amici, e ad un gruppo di ragazze a loro vicine, avrebbe lanciato una bottiglia di vetro piena di birra nel piazzale del Palaflorio dove erano presenti tre agenti. E poi, con il volto travisato, avvicinandosi al cancello delimitante la struttura con l’esterno, alla presenza di una pluralità di persone, avrebbe sputato platealmente contro un commissario e un agente scelto. Ceglie avrebbe lanciato un bicchiere in plastica contenente birra contro i carabinieri che vigilavano su uno dei cancelli del palazzetto, colpendo loro e l’autovettura di servizio e in seguito si sarebbe dimenato strattonando il brigadiere dei Carabinieri che lo sottoponeva a controllo. Avrebbe attirato l’attenzione dei suoi amici, i quali, a loro volta, accerchiavano il militare che veniva afferrato dal bavero della giacca indossata, cercando di farlo cadere e provocargli lesioni, evento impedito dall’intervento di altri colleghi.
Successivamente, all’interno del piazzale del Palaflorio, dove era stato condotto, minacciava ripetutamente di morte un agente scelto: “Sei un uomo morto! … tu sei un uomo morto!”, “Trimone … che ora ti devo menare uno ti devo uccidere” apostrofandolo come “Pezzo di merda” e minacciando i presenti con frasi intimidatorie foriere di conseguenze negative: “Passerete l’inferno”, “… siete morti pezzi di merda”. Aggressioni anche per liberare Ceglie che era stato fermato: “Ragazzi non vi permettete di toccare a quello… che quello è il sangue mio…se toccate a quello il palazzetto viene giù stasera, lo sapete che se ci armiamo noi facciamo noi contro a voi e vediamo chi ne ha di più…se toccate a quello scoppia la guerra stasera!”(. . .) “Se toccate a quello, vi spacchiamo il palazzetto, non vi permettete di toccare a quello, lo sapete che ci armiamo e ne abbiamo più di voi di pistole, facciamo la guerra!”. “Dovete morire! … coglioni … gli scemi!”. Per queste aggressioni la gip ha contestato il metodo mafioso.
Il terzo episodio, infine, si riferisce a un tentativo di omicidio nei confronti di un ottavo indagato, nel quale era rimasto ferito Crudele. Michele Luciani e Christian Signorile, l’1 gennaio 2025 sarebbero entrati armati nella sua abitazione, sparando 5 colpi di pistola e ferendo invece Crudele che, interrogato, avrebbe dichiarato falsamente di essere stato colpito da un proiettile vagante mentre era sotto casa da solo. Il ferito era stata accompagnato al Policlinico di Bari ed era stato ricoverato in Rianimazione, posto in coma farmacologico.






