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Mare e coste, in quattro regioni più del 50% dei reati ambientali d’Italia: tra queste c’è la Puglia

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In quattro regioni il 52,3% dei reati d’Italia. Colate di cemento illegali e consumo di suolo costiero che cancellano dune inghiottendo metri di sabbia, cattiva – e in molti casi assente – depurazione delle acque e pesca di frodo incontrollata: sono stati 23.623 i reati contro l’ecosistema marino contestati nel 2019 e oltre la metà di questi si sono verificati tra Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Con un incremento del 15,6% rispetto al 2018.

È quanto emerge da Mare Monstrum 2020, il dossier redatto dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente. In testa ai reati nelle regioni litoranee, quelli legati al ciclo del cemento, comparto nel quale è la Campania a guidare la classifica, seguita da Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia. Dalla Costiera amalfitana alla Scala dei Turchi, dal Salento al litorale calabrese con Isola di Capo Rizzuto, fino alle isole minori come Lampedusa, Capri, le Eolie, le perle del Mare Nostrum sono costantemente preda degli appetiti degli abusivi, afferma Legambiente.

Seconda voce con il maggior peso nel dossier, il mare inquinato, correlato al problema cronico della depurazione. Nel complesso, l’inquinamento da cattiva depurazione, scarichi fognari e idrocarburi ha registrato 7.813 infrazioni nel 2019. C’è poi il capitolo pesca illegale che rappresenta il 22% delle infrazioni accertate, con 555mila chili di pescato, 69mila metri di reti killer e oltre 7.500 attrezzi da pesca sequestrati: in testa la Sicilia, seguita da Campania, Puglia, Liguria, Sardegna.

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