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lunedì 14 Giugno 2021
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Furti d’arte, Puglia e Basilicata: nel 2020 ritrovati 1.329 beni. Denunciate 90 persone

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Nel 2020 i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari hanno sequestrato 1.329 beni: circa 800 in più rispetto al 2019, quando erano stati 531. Ben 126 dei beni sequestrati sono di tipo antiquariale, archivistico e librario. E ancora 19 reperti paleontologici, 1.181 reperti archeologici e 3 opere d’arte contraffatte. Il tutto, per un valore economico stimato in oltre un milione e mezzo di euro per i beni autentici e di 7mila euro per quelli contraffatti, qualora immessi sul mercato come originali. Il bilancio dell’attività è relativo ai territori di Puglia e Basilicata. Complessivamente, nei 12 mesi, sono state eseguite 28 perquisizioni. Sono in tutto 90, invece, le persone denunciate per i reati di ricettazione, violazioni in materia di ricerche archeologiche, detenzione di materiale archeologico, contraffazione di opere d’arte e violazioni in danno del paesaggio.

“Le attività delinquenziali connesse ai Beni culturali – spiegano gli investigatori – hanno sì risentito della crisi pandemica, ma hanno trovato un florido sbocco nel commercio illecito a mezzo e-commerce”. L’illecita compravendita di arte online ha permesso il recupero di 1.181 reperti archeologici databili IV- II sec. a.C., dei quali 871 monete di “natura archeologica”. Nell’ambito del settore archivistico e librario sono stati rinvenuti e sequestrati 240 documenti antichi (databili nel periodo tra il XVI e il XIX secolo), trafugati dall’archivio diocesano di Bisceglie, del valore di circa 400 mila euro. Tra i beni recuperati c’è anche uno stemma araldico in marmo bianco, risalente al XVIII secolo, trafugato nel 1992 da un palazzo del centro storico di Bisceglie e rinvenuto in vendita presso un antiquario di Riva del Garda.

“Il fenomeno che ancora oggi minaccia maggiormente il patrimonio culturale in Puglia e in Basilicata – evidenziano i militari – è sicuramente lo scavo clandestino che alimenta un traffico di importanti proporzioni. È da queste due regioni che gran parte dei reperti archeologici nazionali, spesso di inestimabile valore storico-culturale, vengono illecitamente trasferiti e venduti all’estero”.


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