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sabato 12 Giugno 2021
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Bari, omicidio Mizzi. Cassazione rigetta il ricorso del boss Battista: la condanna all’ergastolo è definitiva

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Giuseppe Mizzi fu vittima di mafia e il suo omicidio fu premeditato. Lo hanno stabilito i giudici della Corte di Cassazione che hanno rigettato il ricorso proposto dal boss del clan Di Cosola di Bari, Antonio Battista, mandante dell’agguato nel quale, per errore, il 38enne Mizzi fu ucciso il 16 marzo 2011 a pochi passi dalla sua abitazione nel centro di Carbonara. La condanna all’ergastolo per il boss barese, detenuto in carcere al 41 bis, diventa così definitiva.

Nei suoi confronti era già irrevocabile, dopo la sentenza della Corte d’Assise di Appello di Bari, la condanna per omicidio volontario con la doppia aggravante mafiosa, quella del metodo e dell’aver favorito un clan. Ora, con la decisione della Suprema Corte, lo è anche il riconoscimento della premeditazione.

Il boss, cioè, ordinò ai suoi di rispondere a un agguato subìto uccidendo un uomo del clan rivale Strisciuglio, “il primo che trovate” disse, e quella sera Emanuele Fiorentino e Edoardo Bove spararono a Mizzi scambiandolo per uno spacciatore.

Anche i due esecutori materiali sono stati condannati con sentenza ormai definitiva, rispettivamente a 20 anni e a 13 anni e 4 mesi di reclusione. Nel processo i familiari della vittima, i fratelli, la mamma, la moglie e i due figli, sono stati assistiti dall’avvocato Egidio Sarno.


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