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mercoledì 27 Ottobre 2021
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“Ci ha raccontato tutto”, così la figlia dell’assassino dell’anziana uccisa a Bari alla Polizia. Un video inchioda il 51enne

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Il presunto assassino, reo confesso, della 81enne barese Anna Lucia Lupelli, il 51enne Saverio Mesecorto, ha raccontato a una delle figlie di aver “ammazzato una persona e portato a casa 1.500 euro”. È uno dei particolari contenuti nel decreto di fermo notificato oggi all’uomo, con l’accusa di omicidio premeditato. Stralci delle dichiarazioni delle due figlie del presunto assassino, infatti, sono riportati nel provvedimento.

Una delle due ha dichiarato agli investigatori di aver saputo dalla sorella che il padre “aveva ammazzato una persona e portato a casa 1.500 euro” in “un borsellino tipico da persona anziana”, contenente oltre al denaro contante anche documenti personali e una carta di credito”. Alcuni dettagli sarebbero stati raccontati alla figlia dallo stesso 51enne, come il fatto che “si era procurato un coltello acquistandolo da un negozio gestito da cinesi e che, utilizzando dei guanti, aveva suonato il campanello di una signora che abita a Carrassi e le aveva chiesto un bicchiere d’acqua. La signora lo aveva fatto accomodare e lui l’aveva uccisa”.

Nel corso del sopralluogo gli agenti hanno subito accertato la mancanza del portafoglio e del documento della vittima. Inoltre “l’appartamento era in ordine e senza segni di effrazione – si legge negli atti – circostanze dalle quali si desume che la vittima conosceva il suo aggressore avendogli aperto la porta”. Alla identificazione del 51enne, gli investigatori sono arrivati anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza di un negozio non lontano dal civico dove abitava la vittima.

I video hanno immortalato Mesecorto davanti al portone del palazzo dove è stato commesso l’omicidio tra le 12.55 e le 13.13 del 13 settembre, ora compatibile con il delitto. Nel provvedimento di fermo il pm motiva la misura cautelare d’urgenza, evidenziando “l’assoluta incapacità di autocontrollo e l’inusitata violenza dimostrata nella vicenda” che “costituisce concreto motivo per ritenere che il suddetto possa darsi alla fuga”.


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