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martedì 26 Ottobre 2021
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Porto di Bari, truffa ai danni della società di servizi: condannato il figlio del boss Capriati

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Il Tribunale di Bari ha condannato sette imputati, a pene comprese tra i 13 mesi ed i 7 anni di reclusione, nel processo nei confronti di affiliati al clan Capriati accusati di estorsioni a commercianti, falso e truffa ai danni della società Ariete che gestiva i servizi nel porto di Bari. Due persone, invece, sono state assolte. In particolare i giudici hanno condannato Sabino Capriati, figlio del boss Filippo, alla pena di 13 mesi e al pagamento di 500 euro di multa per truffa, per essersi in più occasioni assentato dal luogo di lavoro. Assolti coloro che secondo l’accusa lo avevano aiutato, Vito Genchi e Giovanni Rossini, “perché il fatto non costituisce reato”.

Stando alle indagini della Polizia, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, il clan aveva assunto di fatto il controllo del servizio di assistenza e viabilità all’interno del porto di Bari, potendo contare su dipendenti compiacenti. Tra gli imputati condannati c’è un ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate, Emanuele Pastoressa (1 anno e 10 mesi di reclusione), accusato di truffa per aver prospettato una verifica fiscale ad un imprenditore se non avesse pagato 50mila euro al clan.

La condanna più alta, a 7 anni, per reati di droga con esclusione dell’aggravante mafiosa, è stata inflitta nei confronti del pregiudicato Mario Ferrante. Oltre lui altri tre imputati sono stati condannati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti: Carmelo Recchia (4 anni e 7 mesi), Vito Antonio Cutrofo (4 anni) e Fabio Colasante (1 anno e 4 mesi). L’unica donna imputata, Nunzia Loseto, è stata condannata alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione per estorsione a un commerciante.

I giudici hanno inoltre condannato Sabino Capriati al risarcimento danni nei confronti della cooperativa Ariete e dell’Autorità portuale. Nell’ambito dello stesso procedimento sono già stati condannati in appello con il rito abbreviato altri 22 imputati, tra i quali il boss Filippo Capriati (20 anni di reclusione), padre di Sabino, e suo fratello Pietro (10 anni e 8 mesi), nipoti dello storico capo clan Antonio.


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