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domenica 5 Dicembre 2021
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Scacco al clan di ‘Giannino’ Loiudice: blitz a Triggiano, Altamura e Grumo – LE INTERCETTAZIONI

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Si è svolta nella notte una vasta operazione antimafia dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari per chiudere il cerchio sull’agguerrito clan Loiudice di Altamura. Capi e affiliati sono stati neutralizzati da una complessa indagine che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha colpito in modo decisivo il pericoloso gruppo criminale attivo sull’area murgiana. Oltre 100 i militari impegnati nelle province di Bari e Bat, Matera e Torino: in particolare nei comuni di Altamura, Triggiano, Grumo, Matera, Montescaglioso e Miglionico.

In tutto sono 24 i soggetti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari poiché ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso con l’aggravante della disponibilità di armi, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, estorsione, associazione a delinquere finalizzata ai furti di auto e alla successiva estorsione, ricettazione, rapina, turbativa d’asta immobiliare e sfruttamento della prostituzione”.

Le indagini hanno consentito di fotografare la perdurante operatività dell’organizzazione criminale facente capo a Giovanni Loiudice, detto Giannino, legata dapprima al clan Parisi e in ultimo al clan Capriati. Le indagini hanno permesso di evidenziare, così come definito dal Giudice nell’ordinanza applicativa della misura cautelare, “la cosiddetta zona grigia”, ossia “l’accertata succube sudditanza verso gli interessi del clan Loiudice proveniente da professionisti di varia estrazione, quali dipendenti comunali, sempre pronti ad aderire o addirittura a prevenire con estremo zelo le richieste in ordine ai bisogni o alle aspettative più svariate.

È il caso, ad esempio, di un dipendente comunale, la cui posizione è tutt’ora al vaglio degli inquirenti, che si era attivato – seppure fuori dall’esercizio delle sue funzioni – per fornire a Giovanni Loiudice la propria consulenza in ordine alle procedure necessarie per regolarizzare l’occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare che poi, nel corso dell’attività di indagine, è stato regolarmente sottoposto a sequestro preventivo e restituito all’ARCA Puglia, proprietaria dell’immobile.

L’operatività del clan è stata documentata nel traffico di stupefacenti, così come riscontrato dai numerosi episodi di spaccio accertati a dai sequestri di droga effettuati durante le indagini, nei furti di auto e nelle estorsioni, effettuate con il metodo del “cavallo di ritorno”, nello sfruttamento e nel favoreggiamento della prostituzione di alcune donne di nazionalità straniera e nella turbativa d’asta immobiliare. Con riferimento ai furti d’auto, in particolare, sono stati accertati almeno 10 episodi criminosi, caratterizzati da un’organizzazione meticolosa e da una precisa ripartizione di ruoli: ad operare materialmente i furti era una squadra di ladri provenienti dalla BAT, mentre ad occuparsi del riciclaggio o della richiesta estorsiva erano personaggi legati alla criminalità altamurana.

Al fine di assicurare il sostentamento economico del clan e degli affiliati, inoltre, il sodalizio si adoperava per far vincere agli interessati alcune gare per pubblici incanti di edifici e terreni posti all’asta, in cambio di denaro pari a una percentuale dell’importo di aggiudicazione, costringendo, con la forza intimidatrice del gruppo, gli altri partecipanti all’asta a desistere dal presentare offerte al rialzo. Due degli indagati, infine, dovranno rispondere di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, perché reclutavano ragazze straniere da destinare al meretrico lungo la SS96, tra Palo del Colle e Toritto, percependo 100 euro al giorno per la locazione dei container e roulotte in cui le ragazze si prostituivano.

Le indagini patrimoniali condotte dai Carabinieri hanno anche consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di chiedere e ottenere dal Giudice il sequestro preventivo di una società a responsabilità limitata, attiva nella commercializzazione di birra artigianale, riconducibile a Giovanni Loiudice e al figlio Alberto, nonché di un’autovettura di grossa cilindrata intestata a Giannino, conseguente alla documentata sproporzione tra reddito dichiarato e le evidenze patrimoniali rilevate di circa 260mila euro.


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