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giovedì 9 Dicembre 2021
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Truffa e corruzione per incassare soldi pubblici: sei arresti, indagati dirigenti regionali

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La Guardia di Finanza di Bari ha arrestato sei persone, una in carcere e cinque ai domiciliari, e sequestrato beni per 2 milioni di euro nei confronti di quattro imprese, nell’ambito dell’indagine ‘Radici’. Le ipotesi di reato sono corruzione e truffa ai danni della Regione Puglia. Gli indagati sono complessivamente 21: tre di questi sono pubblici ufficiali proprio della Regione Puglia. E poi 10 imprenditori operanti nel settore agricolo-forestale in provincia di Foggia e 8 consulenti agronomi.

Gli indagati rispondono, a vario titolo, di tentata concussione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche commessi. Reati, secondo l’accusa, commessi a Bari e in provincia di Foggia.

In carcere è finito Lorenzo Mazzini, 63enne foggiano, funzionario regionale del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale – Sezione coordinamento dei Servizi Territoriali di Foggia. Stando a quanto emerso nel corso delle indagini avrebbe intascato da tecnici e imprenditori agricoli foggiani denaro – il 3% per ogni pratica o somme concordate dai 500 ai 30mila euro – per agevolarli nell’ottenimento dei fondi del Psr, il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Puglia, falsificando la documentazione sulla sussistenza dei requisiti per accedere ai finanziamenti, così truffando l’ente.

Oltre lui, sono agli arresti domiciliari gli imprenditori agricoli foggiani Matteo Fasanella, Nunzio Nargiso, Nicola Biscotti e Francesco Nasuti e l’agronomo, anche lui foggiano, Antonio Simone. La Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 2 milioni di euro nei confronti delle aziende Consorzio Agroforestale “Biase Fasanella” di Peschici, Soc. Cooperativa “Tenuta Umbra” di Foggia, “Agri Verde” di Nargiso Nunzio & C di Apricena, “Cala Lunga” di Vieste.

Ammonterebbero a complessivi 110mila euro le presunte tangenti intascate da due funzionari della Regione Puglia per garantire la indebita percezione di fondi destinati al risanamento ambientale nel Gargano a imprenditori che non ne avevano diritto. Oltre ai 6 arrestati, ci sono infatti altre 15 persone indagate in stato di libertà, tra le quali un altro funzionario regionale di Bari, Giuseppe Vacca, accusato in concorso con Mazzini di quasi tutti gli episodi corruttivi accertati, per il quale però il gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare, in quanto in pensione.

È indagato anche il dirigente Domenico Campanile, in servizio nel Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambientale della Regione, accusato di favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione del segreto perché, dopo avere ricevuto la segnalazione dei reati commessi dai due funzionari, suoi sottoposti, avrebbe taciuto la circostanza e l’avrebbe rivelata ai due, aiutandoli ad eludere le indagini.

L’indagine è partita dalla denuncia di un libero professionista, consulente di una azienda agricola foggiana, che riferiva di aver ricevuto da un funzionario regionale una richiesta di denaro, “500 euro per ungere le ruote”, per risolvere “problematiche” relative alla documentazione presentata per ottenere i fondi del Psr.

Negli atti si parla di “comitato d’affari” composto da funzionari regionali, imprenditori agricoli e consulenti agronomi di loro fiducia. Dopo l’accordo corruttivo e l’ottenimento indebito degli aiuti economici grazie a documentazione falsa e fatture gonfiate, il “sistema” prevedeva che il funzionario di Bari informasse con un messaggio WhatsApp il collega di Foggia, il quale a sua volta telefonava ai beneficiari per concordare la riscossione della tangente.

Oltre al denaro, sono stati documentati regali fatti da imprenditori e consulenti ai funzionati corrotti, come confezioni di generi alimentari con olio, formaggi e salumi. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati pizzini sui quali erano indicate cifre e date delle tangenti intascate.


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