Raffinato restauratore con uno sguardo sempre attento all’immenso patrimonio artistico soprattutto del Nord Barese. Terlizzi e le città limitrofe piangono la prematura scomparsa di Giuseppe Chiapparino, impegnato per anni in restauri di chiese, chiostri, monasteri e finanche statue processionali. Un abile conservatore di beni architettonici di grande interesse storico, fino ad essere divenuto un punto di riferimento per l’arte in tutta l’area a nord del capoluogo. Ma anche un plasmatore di idee.
A ricordarlo nelle scorse ore è stato il giornalista culturale Vito Marinelli, che ha scritto: “Mi mancheranno molto il tuo senso critico – si legge in un suo post – e il tuo immenso talento estetico. Nelle tue mani c’era arte e nella tua testa c’era il firmamento della bellezza. E con te ho imparato quanto competenza e conoscenza non sono capricci umorali, ma il risultato di impegno e rinunce. A cui non ti sei mai sottratto. In nome della tua irrinunciabile sete di cultura. Da oggi Santi e Madonne avranno sguardi increduli”, il suo messaggio che sottolinea una volta di più la sua importanza nel settore.
Forte il senso di sgomento nell’intera città dei fiori, di cui Chiapparino era originario. Anche il consigliere comunale Giuseppe Volpe ed altri personaggi della politica cittadina lo hanno celebrato come un uomo che “sapeva credere nella bellezza”, in una società che spesso coltiva il brutto ed il volgare.
Al Museo Diocesano di Molfetta, con cui Chiapparino aveva collaborato tanto, lo piangono in tanti: “L’arte oggi perde un restauratore esperto, appassionato – si legge -, meticoloso, dedito al suo lavoro ed al recupero del nostro patrimonio. Un cultore della bellezza del territorio diocesano e non solo. Un collaboratore sincero del nostro Museo. Un amico ed un pezzo della nostra storia. Ciao Giuseppe!”, è stato il messaggio che è rimbalzato sui social network sin dalla tarda mattinata di oggi, 12 aprile.
Con Giuseppe Chiapparino se ne va un frammento essenziale nel complesso puzzle della tutela del patrimonio artistico di casa nostra, che oggi perde un riferimento importante. E quelle comunità che con competenza e professionalità aveva “servito”, come amava dire, perdono un eccezionale manipolatore di bellezza e storia e si sentono più vuote.








