Avrebbero fatto sottoscrivere a 453 cittadini extracomunitari – di nazionalità indiana, cingalese, bengalese, pachistana – finti contratti di lavoro, prevalentemente nel settore edile, per fare ottenere loro il permesso di soggiorno. Per questo stratagemma i migranti avrebbero pagato da mille a seimila euro. Per i reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa aggravata, i finanzieri hanno arrestato in provincia di Bari dieci persone.
In carcere sono finite due persone. Per altre otto sono stati disposti gli arresti domiciliari: tutti imprenditori che si sarebbero prestati a sottoscrivere i finti contratti in cambio di denaro o di promesse di denaro. I fatti contestati risalgono agli anni 2013-2019. In totale gli indagati sono più di 470.
Nei confronti di chi è stato colpito dalle misure cautelari è stato eseguito anche il sequestro preventivo di beni, denaro sui conti correnti e tre auto, due delle quali del valore di circa 100mila euro, per complessivi 1,1 milioni di euro. Le somme pagate dai finti lavoratori, infatti, avrebbero consentito all’organizzazione criminale di accumulare un profitto illecito stimato in 762mila euro, truffando anche lo Stato con indebite indennità di disoccupazione e di malattia e rimborsi Irpef non spettanti per ulteriori 280 mila euro.
L’indagine ha visto la collaborazione con gli ispettori dell’Inps e l’ufficio immigrazione della Questura di Bari. Durante le operazioni è stato accertato anche un presunto episodio di circonvenzione di incapace. Dalle intercettazioni è emerso, infatti, che uno degli imprenditori indagati, con la complicità di alcuni familiari, avrebbe raggirato un’anziana zia facendosi donare il denaro necessario all’acquisto di un’auto di lusso, oggi sottoposta a sequestro.







