Si è tolto la vita questa mattina nel carcere di Bari, ad appena trent’anni. Ancora un caso di suicidio nel penitenziario barese: a darne notizia è il sindacato UIL PA Polizia Penitenziaria. “All’indomani del 205esimo annuale del Corpo di Polizia Penitenziaria, nel quale la ministra Cartabia ha evidenziato, tra l’altro, i numerosi suicidi dei detenuti (26), ci ritroviamo a raccontare dell’ennesimo caso. Alle ore 11 circa, un giovane detenuto (del 1992) con patologie psichiatriche si è tolto la vita nella Casa Circondariale di Bari e, purtroppo, vani sono risultati i tentativi tempestivi del personale di polizia e sanitario di salvargli la vita”, scrive Stefano Caporizzi, segretario generale regionale.
“La gestione dei detenuti affetti da patologie psichiatriche è una delle problematiche principali del sistema carcerario, situazione aggravata dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, sostituiti dalle insufficienti residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza – dice ancora Caporizzi – Da tempo affermiamo che la Polizia penitenziaria non è organizzata e formata per il trattamento di detenuti affetti da infermità mentali, anche gravi, i quali troppo spesso anche perché abbandonati a se stessi e per il loro difficile stato emotivo, aggrediscono con puntuale e preoccupante (con una politica, molto spesso sorda) regolarità i poliziotti”.
“Noi riteniamo che bisogna intervenire, immediatamente, per rendere il carcere un ambiente più idoneo a scontare la pena e a permettere agli operatori penitenziari, ed in primis alla Polizia Penitenziaria di svolgere con professionalità e dedizione il proprio mandato istituzionale – si legge nella nota – Il contesto pugliese è aggravato dal maggiore indice, in termini percentuali, di sovraffollamento nazionale al quale si aggiunge una, scellerata, riduzione drastica delle piante organiche della Polizia Penitenziaria. Bisognerebbe nell’immediato procedere a un corposo sfollamento extraregionale verso realtà distrettuali che non hanno (o in misura minima) sovraffollamento, superando il principio della territorialità della pena”.







