A fine febbraio, quando in Italia molti studenti stanno ancora chiudendo gli appelli della sessione invernale, nei campus australiani comincia la O-Week, la settimana di orientamento che precede le lezioni del primo semestre. Sui prati spuntano i banchetti delle associazioni studentesche, fra cui il club di dibattito, la squadra di rugby, il gruppo di chi fa immersioni e quello di chi si ritrova a cucinare coreano il giovedì sera. Per una matricola appena arrivata dall’Italia è il primo segno che l’università, da quelle parti, si vive anche a lezioni finite.
Le differenze con un ateneo italiano toccano più cose di quanto ci si aspetti prima di partire, e alcune vanno messe in conto già dall’Italia. Chi comincia a informarsi tende a scegliere prima l’università e a rimandare le altre decisioni, dal tipo di corso al visto. Per avere un quadro completo può essere utile, quindi, scorrere i suggerimenti di Iostudioallestero per chi vuole studiare in Australia, dove un team di esperti in orientamento studentesco fornisce una serie di informazioni sulle varie opzioni di studio nel Paese.
Il campus come posto in cui si vive
In molte città italiane l’università è un insieme di edifici sparsi nel centro storico, e la vita sociale si sposta nei bar e negli appartamenti in affitto. I grandi atenei australiani sono costruiti invece come piccoli quartieri, con biblioteche aperte fino a sera, impianti sportivi e in molti casi residenze dentro il perimetro. Le società studentesche, gestite dagli iscritti con fondi dell’ateneo, organizzano tornei e gite nel fine settimana, sicché chi se ne sceglie un paio nel primo mese trova compagnia più in fretta che in aula. Il clima aiuta, visto che a Brisbane si studia sull’erba del campus anche a giugno, che laggiù è inverno.
Per la casa le soluzioni più comuni sono due. Le residenze universitarie di solito costano di più, però a volte comprendono pasti o bollette e mettono subito in mezzo ad altri studenti. La share house, cioè una casa condivisa affittata stanza per stanza, costa meno e costringe a sbrigarsela da soli con contratti, spesa e trasporti. A Sydney e a Melbourne anche la distanza dal campus incide parecchio sul costo, e chi prende una stanza in un sobborgo lontano per risparmiare finisce per pagare la differenza in ore di treno.
Perché il semestre australiano va studiato in un altro modo
In Italia buona parte del voto si decide in un esame finale che, se va male, si può ripetere all’appello successivo. Nei corsi australiani il voto si costruisce lungo le settimane con saggi, test intermedi e presentazioni in aula, e l’esame di fine semestre, quando c’è, ne vale soltanto una parte. Chi è abituato a concentrare lo studio nelle settimane prima dell’appello va in affanno già a metà semestre, quando le consegne di corsi diversi cadono nella stessa settimana.
Accanto alle lezioni ci sono i tutorial, incontri in piccoli gruppi condotti di frequente da un dottorando, dove si discute il materiale delle lezioni e ci si aspetta che ognuno intervenga. Con i docenti il tono è più informale, tanto che molti si fanno chiamare per nome. Per chi arriva da aule da centinaia di persone è la parte che chiede più adattamento, e forse anche quella che manca di più al ritorno.
Lavorare mentre si studia, entro i limiti del visto
Molti studenti stranieri arrivano in Australia con l’idea di affiancare alle lezioni un lavoro part-time, sia per coprire una parte delle spese sia per fare esperienza professionale in un Paese di lingua inglese. È un progetto realistico, a patto di conoscere le regole del visto da studente, che consente di lavorare entro limiti precisi. Secondo le regole sulle ore di lavoro per chi studia in Australia pubblicate dal governo australiano, durante i periodi di lezione il tetto è di 48 ore ogni due settimane, mentre nelle pause previste dal calendario del corso si può lavorare senza limiti di orario. Chi è iscritto a un master di ricerca o a un dottorato non ha limiti nemmeno durante l’anno.
Per questo il calendario accademico pesa anche sui conti. L’anno australiano segue l’anno solare, con il primo semestre che comincia fra febbraio e marzo e il secondo a luglio, e la pausa più lunga cade fra novembre e febbraio, in piena estate australe. Sono quelle le settimane in cui molti lavorano a tempo pieno, spesso nella ristorazione o nei negozi, e mettono da parte quanto serve per gli affitti dei mesi di lezione. Durante il semestre conviene invece tenere il lavoro entro un numero di ore compatibile con consegne e tutorial, visto che il voto si costruisce settimana dopo settimana.
Domande Frequenti (FAQ)
È vero che nelle università australiane si studia meno perché mancano i grandi esami finali?
Il carico si distribuisce sull’intero semestre. Le consegne arrivano ogni poche settimane e in molti corsi anche la presenza attiva ai tutorial entra nel voto, per cui restare indietro di un mese ha conseguenze che in Italia si vedrebbero soltanto all’appello.
Conviene iniziare l’università in Australia a febbraio o a luglio?
L’ingresso di inizio anno coincide con la O-Week più affollata e con la sequenza completa degli insegnamenti del primo anno. Luglio va bene per chi non vuole aspettare, purché il corso preveda quella partenza, dato che non tutti la offrono.
Quanto serve per mantenersi mentre si studia in Australia?
Dipende soprattutto dalla città e dall’alloggio, con l’affitto come voce più pesante. Per ottenere il visto il governo australiano chiede di dimostrare di avere fondi sufficienti al mantenimento, con una cifra minima che viene aggiornata di tanto in tanto e va ricontrollata al momento della domanda.






