Roma, quartiere Gianicolense. Rosi è una ragazza ipovedente, che ha difficoltà a deambulare, rimasta sola dopo la morte di suo padre avvenuta da poco. Il 27 gennaio scorso la ragazza, non abituata a vivere da sola e soprattutto non in grado di svolgere le normali faccende casalinghe, presa da un grande sconforto decide di chiedere aiuto chiamando il numero di emergenza. La chiamata di Rosi arriva alla Questura Roma e l’operatore invia sul posto una pattuglia del Distretto Monteverde con due agenti. All’arrivo entrambi trovano una Rosi molto triste e provano a rincuorarla in tutti i modi, spiegandole di non essere sola e che da quel momento sarebbero diventati i suoi due nuovi amici. I poliziotti decidono anche di farle la spesa, in attesa dell’intervento dei servizi sociali, e le cucinano un pasto caldo, regalandole una moka per il caffè.
Rosi, così come specificato dai canali ufficiali della Questura di Roma, è un nome di fantasia ma la storia raccontata è vera. I due agenti sono riusciti a regalare un sorriso che vale più di mille parole e gesti; entrambi hanno ricevuto l’encomio ‘social’ della stessa Questura capitolina. “Aiutare qualcuno in difficoltà dovrebbe essere un dovere per chiunque faccia parte di una società civile. Per me è stato un piacere. Soprattutto quando si indossa una divisa, senti dentro quella voglia di aiutare il prossimo – ha raccontato uno dei due agenti – Io e il mio collega abbiamo aiutato questa donna in difficoltà, e lo abbiamo fatto spontaneamente. Il minimo che potevamo fare era prepararle un pasto caldo, darle parole di conforto, farla sentire meno sola. Il sorriso che ci ha lasciato non lo dimenticheremo mai, e sarà il motore che ci spingerà in futuro a dare sempre il meglio, per tutte le persone che, come questa donna, ha bisogno di noi”.









