L’entrata in scena è quella di un visionario: con le candele sul bordo del cappello, come il più celebre pittore olandese Vincent Van Gogh, Vinicio Capossela dichiara da subito che il suo intento è dipingere e incantare con la musica, con le luci e con i tanti spettacoli che animeranno la serata di un gremitissimo e festante Eremo club che risponde “presente” ballando, cantando e animando “le feste” Caposseliane. La promessa fatta al pubblico, recitata magistralmente a chiusura del primo brano “Sopporta con me”, è quella di non soffrire più. E il visionario padrone della serata la mantiene per quasi due ore sul palco molfettese.
Il cantautore pangermanico, come ama definirsi lui stesso, riesce a “conciare per le feste” tutti gli spettatori e lo fa magistralmente in questo concerto-spettacolo in cui ogni dettaglio si incastra con un equilibrio vorticoso e al tempo stesso armonico. In un luna park caldo e senza giostre, animato dal contatto dei suoi fan sotto una pioggia di coriandoli e stelle filanti, vive lo spettacolo musicale sullo spirito natalizio più irriverente e incontrollato di sempre. È la Sciustenfeste “la festa che ci siamo inventati e di cui non avevamo bisogno… e che fa rima con Uascezz!” dichiara Capossella: una festa dove il ritmo degli inediti e dei pezzi di repertorio è guidato dalle gag che regalano attualità e folklore che omaggiano anche la tradizione barese (splendido il siparietto dedicato a San Nicola recitato con una sapiente cadenza barese), dai cambi di outfit, dalle coreografie danzate e di fuoco, e dai trenini di fine concerto. E dopo aver rotto gli equilibri in sala con l’ultimo trenino, si rivela l’intento di Vinicio Capossela: sfruttare quella luce che filtra dalle crepe e renderci conto che, anche quando si rompe qualcosa, si possono e devono fare tante, tantissime feste per non soffrire più.






