Nei gruppi social dedicati alla band inglese sono stati mesi di grandi attese. L’intento è uno ed unico, vivere al meglio il sogno di una vita: vedere dal vivo il gruppo musicale che ha segnato una generazione. Nelle canzoni dei Blue ci sono le storie di vita di milioni di teenager dei primi anni Duemila. Quelli che riempivano Piazza Duomo sotto l’iconico balcone del programma pomeridiano Trl di Mtv, quelli che consumavano Dvd per rivedere le esibizioni più belle degli artisti più amati, quelli che amavano il weekend per poter vedere le classifiche di Top of The Pops, quelli che si avventuravano su Internet con connessioni tutt’altro che veloci.
Duncan, Lee, Simon e Anthony a Bari erano ben più che attesi. Sugli spalti del Palaflorio alcune ragazze del ‘nuovo millennio’ con in braccio i propri piccoli raccontano loro ciò che di più bello c’era e forse non c’è più: una genuinità perduta. Il concerto deve ancora iniziare e la filodiffusione del Palazzetto regala brani da cantare a squarciagola (Ferro, Dirisio, Gemelli Diversi), e la nostalgia di quegli anni è palpabile. Tra una birra e un selfie, si lasciano fuori dalle quattro mura del Palazzetto tutti i pensieri della quotidianità e si vive solo ed unicamente di musica pop. Spesso bistrattata, altre volte snobbata ma che ha il potere di unire come pochi elementi al mondo.
Il concerto dei Blue vola, forse troppo velocemente. I ragazzi sono in formissima, alla faccia dei media britannici che li vorrebbero stonati e sovrappeso. Circa diciotto i brani in scaletta. Dai successi agli insuccessi, il racconto di vent’anni di carriera c’è tutto, o quasi. Anche le classiche frasi in ‘‘siete bbellissimi” o ‘‘Italia vi ammmiamo” risuonano genuine. Il nostro Paese, infatti, è tra i pochi a non aver ceduto ad un’industria musicale bulimica e fagocitante talenti come gomme da masticare e a non aver abbandonato i fantastici quattro di ‘One Love’. Dismessi gli iconici outfit Dolce & Gabbana degli esordi, ed indossati abiti di alta sartoria britannica (Zebel), i Blue si sono meritati la ‘grande festa’ che Bari ha riservato loro. Tutte le urla del Palaflorio fino all’ultimo decibel, tutte le lacrime versate su ‘A chi mi dice’, fino all’ ultima componente. Lunga vita al pop. Lunga vita ai Blue. Perché il sipario sul party non calerà certo a breve.







