Al ritiro degli accrediti per assistere al concerto, i nomi blasonati del giornalismo pugliese sono assenti. Probabilmente per il ricchissimo calendario di eventi, probabilmente perché la battaglia di Nino D’Angelo per un riconoscimento di spessore all’interno della scena culturale e musicale è vinta solo grazie al suo pubblico. L’artista simbolo della napoletanità, ha infatti registrato a Bari sold out alla prima data del 30 novembre e un quasi tutto esaurito alla seconda, il giorno seguente. Sugli spalti come in platea l’entusiasmo è palpabile. Sciarpe, frontiere luminose e grandi sorrisi. Potersi permettere un concerto dal vivo è spesso un lusso, c’è chi ha risparmiato fino all’ultimo euro pur di esserci.
Dalle borse si intravedono i panini avvolti nelle stagnole. Una delle signore delle addette alle pulizie del Palazzetto rimane fuori turno, oggi il suo lavoro le darà una soddisfazione in più. I ‘non millennial’ fanno goffe prove tecniche con gli smartphone per immortalare al meglio il concerto e soprattutto l’entusiasmo di chi ha aspettato a lungo questo giorno. Nino di bianco vestito sale sul palco generando un vero e proprio boato, tra chi lo ha acclamato con cori da stadio fino a una manciata di secondi prima. E’ in formissima. Sessantasette anni: cinquanta di palcoscenico e si vedono tutti. D’Angelo è riconoscente con il suo pubblico, per quelle mani che non hanno mai smesso di battere e quelle voci che non hanno mai smesso di acclamarlo, sfidando stereotipi e sfottò. Due ore e mezza di spettacolo, luci al neon e grafiche anni ’80. Nei maxi ledwall si rivedono scene dei suoi film cult, e a fare il tifo per Nino tra il pubblico arriva anche Lucio Montanaro, protagonista insieme al cantautore di alcune delle pellicole più iconiche. Dai classiconi ‘Chiara’ a ‘Pop Corn e patatine’ alle canzoni della vera svolta musicale ‘Senza giacca e cravatt’ e ‘Jesce Sole’.
Il ‘poeta che non sa parlare’ (così si auto definisce in un suo album) sa di poter parlare con il proprio pubblico anche di argomenti spesso divisivi, ma conosce la lungimiranza dei suoi ammiratori che senza nessun fischio gli permettono di indossare, a Bari, la sciarpa del suo Napoli ed intonare la canzone dedicata alla sua fede calcistica. Il Sud balla unito. Canzoni fatte di parole semplici, ma efficaci. Forse troppo semplici per fare breccia tra gli ‘aristocratici della musica’ ma abbastanza per far emozionare centinaia di persone orgogliosamente semplici.






