L’orologio del politeama barese segna le nove e cinque minuti, le luci sono già soffuse e il pubblico, dopo aver combattuto con il traffico cittadino, prende velocemente posto. Il sipario è ancora chiuso, si intravedono delle luci a led blu e una leggera musica viene diffusa. Il teatro Petruzzelli è gremito, non un posto vuoto, una serata che ha registrato il tutto esaurito. Bari ha atteso a lungo il ritorno del maestro Minghi. “Anima sbiadita tour” segna un graditissimo ritorno alla dimensione live di uno dei cantautori più amati d’Italia.
Tredici elementi, tra coristi e musicisti e un leggio nero al centro del palcoscenico, non un pulpito distaccanto dalla propria gente, ma un diario di aneddoti che aiutano il racconto di canzoni care a intere generazioni. Un viaggio musicale tra passato e presente, senza pensare e sperare in un futuro migliore. Amedeo Minghi è rimasto fedele a se stesso, alla propria musica e al suo pubblico. Lontano da logiche di mercato, vicino al cuore della gente, perché dopotutto “cantare è d’amore”.
In scaletta ci sono gli inediti dell’ ultimo album, “Anima sbiadita”, e i romantici successi che tutto il pubblico aspetta, preparandosi goffamente a immortalare un momento tanto atteso con i propri smartphone. Alle 23 e 20 il sipario è ancora aperto, il codino bianco della musica italiana duetta con un coro di voci sulle note di “Vattene amore”, non voci bianche ma di gente che ne ha vissute tante e si è regalata una serata di buona musica in una location magica. Anime, tutt’altro che sbiadite, ma persone comuni che non hanno alcuna intenzione di smettere di sognare con la voce di seta del maestro Amedeo Minghi.