Il calciatore del Bari Giuseppe Sibilli si è raccontato in una lunga intervista rilasciata a ‘Cronache di Spogliatoio’. Dal momento con il Bari alle sue origini calcistiche. “Mio papà mi bastonava sempre e giocavo quasi con l’ansia. A volte mi ha lasciato a piedi per andare all’allenamento. Fissavamo alle 13.30 quando uscivo da scuola per andare al campo, a volte per 5 minuti di ritardo mi ha mollato lì, partendo prima che arrivassi. Fissato con la puntualità”, il racconto di Sibilli. “Mi sono sempre chiesto, durante la mia carriera, perché non riuscissi a segnare quelli facili, da dentro l’area, quelli che contano. Che sono 2-3 ma che a fine anno fanno la differenza. Quando giocavo per strada e facevamo le due squadre ero il più forte. Così i più scarsi venivano con me. Quindi ero abituato a giocare… da solo! A saltarne uno, due… tre, e andare al tiro. Me lo porto ancora dietro”. Bari gli è entrata subito nel cuore. Cinque reti e giocate di qualità. Peccato che una squalifica gli farà saltare la trasferta di La Spezia. “A Bari ha trovato una piazza caldissima. Quando ho calciato in porta contro l’Ascoli, avevo davanti due giocatori. Ho capito dal boato che era entrata. Mi tremavano le gambe. Nel mio palazzo abita un signore tifosissimo, ha 70 anni. Sono andato al bar con lui per berci un caffè insieme, mi ha raccontato tantissimi aneddoti ed è stato bellissimo. Sua moglie cucina sempre le orecchiette e un giorno, di ritorno dagli allenamenti, mi hanno chiamato: c’era una tavola imbandita pronta ad aspettarmi. Orecchiette, braciole… clamoroso”.








