Una promozione in Serie A sfumata a pochi minuti dal traguardo, secondo miglior realizzatore della storia del Bari con 63 gol segnati. Ultima stagione da calciatore per Mirco Antenucci che ha chiuso la carriera a Ferrare con la maglia della Spal. Questi alcuni passaggi della sua intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica.
Anni intensi a Bari, poi il ritorno alla Spal. Il suo cuore resta diviso tra queste due piazze.
“A Bari ero arrivato all’ultimo bivio della mia carriera e sapevo che o sarei rimasto in biancorosso o sarei tornato a casa a Ferrara. Purtroppo all’epoca non c’erano più i presupposti per restare in biancorosso e tornai alla Spal, ma resto legato alla città di Bari. Lì ho ancora tantissimi amici fuori dal mondo del calcio. Quando si parla di Bari brillano gli occhi anche a mia moglie. La finale playoff persa col Cagliari resterà per sempre il mio più grande rimpianto”.
Finale di ritorno dove lei non scese in campo.
“Una cosa che non ho mai accettato, mi sarei aspettato maggiore riconoscenza, anche giocare gli ultimi 10 minuti. Ma purtroppo è andata diversamente”.
Il suo ricordo più bello con la maglia del Bari e il gol più bello realizzato con la maglia biancorossa.
“Ricordo con piacere il gol realizzato a Latina che ci ha regalato la promozione in Serie B, in quel momento ho immaginato il boato della gente che era in città a vedere la partita. Il gol più bello è stato quello segnato in mezza rovesciata al Catanzaro”.
Continua il suo rapporto di amicizia con Valerio Di Cesare?
“Siamo diventati amici ai tempi del Torino, anche se all’inizio c’erano scintille in allenamento. Poi abbiamo capito che condividevamo gli stessi valori. È stato bellissimo giocare con lui. Abbiamo fatto insieme anche il corso per diventare diesse, come lui anch’io vorrei intraprendere questo percorso. Sono sicuro che farà bene perché è una persona seria che capisce di calcio”.








