Il sesto appuntamento della rubrica “Biancorossi per sempre” è dedicato all’ex difensore centrale dei ‘galletti’, che ha superato le cento presenze in biancorosso: Luigi Punziano. Nato a Pozzuoli il 12 maggio 1955, ha indossato principalmente con la maglia biancorossa numero 2, disputando sei stagioni (una in C e cinque in B): dal 1976 al 1982, per un totale di 144 presenze in campionato. Nel suo palmarès spicca un campionato di serie C vinto con la maglia del Bari nel 1976-77 e una Coppa Italia con il Napoli nel 1975-76. L’arcigno ex difensore, 70enne, vive a Pozzuoli ed è in pensione.
Luigi, è giunto a Bari nel 1976, dopo gli anni a Napoli.
“Sì, ho fatto le giovanili del Napoli vincendo scudetto e Torneo di Viareggio. Poi esordii in serie A, in un Milan-Napoli, grazie a mister Luís Vinicio, facendo parte della rosa vincitrice della Coppa Italia. Gran belle soddisfazioni. Arrivai a Bari in prestito dal Napoli, giovanissimo ma con tanta esperienza”.
Com’è stato l’impatto con la città di Bari?
“Molto bello. Accettai senza remora: ero contentissimo di arrivare in una città meravigliosa e in una piazza calcistica importante. E poi Bari è una grande città di mare come Napoli”.
L’ha voluto il Bari di De Palo. Che ricordi ha di De Palo e Matarrese?
“De Palo era molto tradizionalista, all’antica. Matarrese, invece, ambizioso e all’avanguardia”.
Al suo primo anno in maglia biancorossa, ha centrato subito un obiettivo importante.
“Sì, vincemmo subito il campionato di C con numeri importanti e conquistammo la B con mister Losi”.
Ha disputato ben sei stagioni in maglia biancorossa. È soddisfatto?
“Sì, anche se ebbi diversi seri infortuni in quegli anni: lussazione al gomito, lesione del menisco e dei legamenti, frattura del quinto metatarso e vari stiramenti muscolari. Andai in Francia per farmi visitare da specialisti, che scongiurarono l’intervento chirurgico. Avrei potuto fare molto di più, ma sono contento”.
Quale allenatore biancorosso ricorda con maggiore affetto?
“Renna. Credeva molto in me e mi affidò anche la fascia da capitano”.
Ha avuto mai degli screzi con un tecnico?
“No, a Bari sono stato benissimo. Ebbi qualche problema solo con Catuzzi perché aveva l’ossessione della zona e preferiva far giocare i giovanissimi, mentre io ero abituato al gioco a uomo. Col senno di poi, però, il mister aveva ragione perché quel manipolo di giovani, plasmati nella sua Primavera, erano fortissimi: De Trizio, Caricola, Armenise, De Rosa. Mancammo la serie A per soli due punti”.
Eppure ha iniziato da titolare nella famosa stagione 1981-82 di Catuzzi, nel burrascoso 3-3 di Palermo.
“Mi infortunai al ginocchio proprio in quella gara e il recupero fu lungo. Tornai disponibile, ma andai in panchina per scelta di Catuzzi. La stagione 1981-82 fu molto sfortunata per me. A fine anno andai all’Arezzo”.
Qual è stato il momento più bello dei suoi trascorsi biancorossi?
“La promozione in B con mister Losi: un anno meraviglioso. Ma anche gli altri anni sono stati belli”.
E il periodo più difficile?
“Quello dell’infortunio al ginocchio: un anno tristissimo. La squadra andava bene, c’era molto entusiasmo, ma non riuscii a inserirmi negli schemi di Catuzzi, anche perché il ginocchio non me ne dava la possibilità”.
In maglia biancorossa, quale partita le è rimasta impressa?
“Un’ultima di campionato contro il Cesena: dovevamo salvarci e salvai parecchi gol, tra cui uno in spaccata sulla linea di porta. Per me fu come aver fatto gol. Feci una grande gara”.
Quale attaccante le ha dato più filo da torcere?
“Montesano del Palermo: un vero dribblomane, difficilissimo da marcare perché non stava mai fermo. Ma, nelle partitelle del giovedì, Gigi De Rosa mi faceva impazzire: era imprendibile, fortissimo tecnicamente. In carriera ho marcato grandi attaccanti come Paolo Rossi, Pruzzo e Graziani, e me la sono cavata abbastanza bene”.
Che ricordi ha della città di Bari?
“Una città bellissima. Nei primi due anni abitavo a Modugno, poi mi trasferii, con Venturelli e Balestro, in un bel residence a Poggiofranco. I tifosi erano fantastici: mi volevano bene e io volevo bene a loro. In allenamento, spesso, venivano a vederci in 7mila. Nel tempo libero tornavo a casa mia, a Pozzuoli, e ci mettevo due ore di auto”.
Che auto ha avuto all’epoca?
“Una Bmw. La comprai nei miei anni a Bari. In concessionaria mi portò Gaudino, mio compagno di squadra. Quando andai a giocare a Rende mi rubarono le quattro ruote! (ride, ndr)”.
C’è un posto di Bari che ricorda con simpatia?
“Spesso andavamo in giro a Torre a Mare, dove eravamo in ritiro con la squadra il sabato prima della gara”.
Le piace la cucina barese?
“A Bari si mangia da Dio. Da buon meridionale amo il pesce. Andavo tutti i giorni al ristorante “Ai 2 Ghiottoni”, in cui ho assaggiato le specialità baresi: orecchiette alle cime di rapa, pesce, braciole. Mi facevano trovare la bufala e la “bomba”: una grande e spettacolare mozzarella di Santeramo”.
E il crudo di mare?
“No, avevo paura di stare male. Consonni, mio compagno di squadra, andava matto di ostriche e beccò l’epatite”.
Con quale calciatore andava più d’accordo?
“Andavo d’accordo con tutti, soprattutto con Bacchin, Manzin, Gaudino, Frappampina, Tavarilli e il povero La Torre. Frequentavo molto Venturelli, perché abitavamo insieme e ci prendevamo amichevolmente in giro: voleva far finire le partite sempre 0-0, perché non voleva prendere gol (ride, ndr)”.
Come descriverebbe il calciatore Luigi Punziano?
“Uno tosto, un vero marcatore a uomo. Mi piaceva entrare duro, ma nei limiti della correttezza. Bravo nel colpo di testa e nel togliere l’iniziativa all’avversario”.
Ha un rimpianto?
“Troppi infortuni che probabilmente mi hanno penalizzato la carriera. Ma tramite il calcio sono stato a New York, Los Angeles, Chicago, Montreal, Sidney. Non mi posso lamentare”.
Cosa fa oggi?
“Sono in pensione e mi godo il tempo che passa. Finita la carriera, ho avuto un caseificio in società per un po’ di tempo, ma non andò benissimo. Aprii anche una scuola calcio con un amico e ho fatto per tanti anni l’istruttore di scuola calcio. Il calcio mi manca molto. Purtroppo, non posso tornare indietro”.
Segue il calcio? E il Bari?
“Sì. Seguo il Bari, e ho notato che negli ultimi anni ci sono state troppe parentesi negative. Bari ha tutto per stare in serie A. Noi in C facevamo 30mila spettatori”.







