Originario di Grumo Appula, prodotto del settore giovanile del Bari e ora ex calciatore sempre in giro per il mondo. Nonostante la distanza, Nicola Ventola continua a seguire con affetto le vicende legate alla squadra biancorossa. Domenica prossima, in occasione di Bari-Mantova, sarà presente al San Nicola per un’iniziativa dello sponsor Betsson Sport. Inoltre il 2 febbraio 2026 farà nuovamente tappa a Bari, al Teatro Team, per lo spettacolo-podcast ‘Viva el Futbol’ con Lele Adani e Antonio Cassano. Queste le parole dell’ex attaccante rilasciate questa mattina sulle pagine locali del quotidiano ‘La Repubblica’.
Momento difficile in casa Bari. Squadra che non ottiene risultati in campo e tifosi che cominciano ad allontanarsi.
“Mi dispiace che si sia creata questa situazione. Conosco personalmente il presidente Luigi De Laurentiis ed è una persona perbene che in questo momento sta soffrendo per l’andamento della squadra. Purtroppo la partenza è stata negativa e bisogna darsi una mossa. Domenica contro il Mantova bisogna assolutamente vincere perché, guardando la classifica, sarà un vero e proprio scontro salvezza. Confido in un gol di Moncini per invertire la rotta”.
Con la maglia biancorossa, qual è il ricordo più bello?
“Sicuramente il giorno della promozione in A e il gol segnato al Castel di Sangro in uno stadio strapieno. Il massimo per un ragazzo di 18 anni. Mi sembrava di vivere un sogno ad occhi aperti”.
Con ‘Viva el Futbol’ tornerà a Bari, dopo 14 anni, anche Antonio Cassano.
“Antonio tiene sempre tanto alla sua città d’origine. Si è un po’ allontanato in questi anni solo perché ormai ha i suoi affetti in Liguria. In teatro sarà il solito mattatore che non ha peli sulla lingua. È un appassionato di calcio e conosce tutte le caratteristiche dei calciatori, oltre a visionare almeno una quindicina di partite ogni fine settimana”.
Tra di voi c’è un bel feeling.
“Perché ci possiamo fidare ciecamente l’uno dell’altro. Eppure quando lui era ragazzino non gli stavo simpatico. Quando io giocavo in prima squadra a Bari, lui faceva il raccattapalle. Ad ogni fine gara mi chiedeva i pantaloncini come se fosse una pretesa e io mi divertivo a non darglieli mai. Così lui mi mandava a quel paese con colorite frasi in dialetto”.








