Biancorossi per sempre’ vuole dedicare il suo trentaduesimo appuntamento a un ex ‘galletto’ che ha fatto parte della forte Primavera biancorossa, prima di diventare una bandiera del Matera: il compianto Onofrio Chiricallo. Nato a Bari il 29 settembre 1959, è cresciuto a Bari vecchia in una famiglia in cui il calcio è stato grande protagonista: suo padre Giovanni, scomparso quando Onofrio aveva solo pochi anni d’età, è stato un calciatore del Bari, così come suo zio Nicola (ha giocato anche nella Lazio, diventando poi allenatore).
Ma non è tutto: Onofrio Chiricallo era cugino dei Loseto (Pasquale, Giovanni e Onofrio), storica famiglia di calciatori che hanno fatto la storia del club biancorosso, e di Marcello Chiricallo, con cui ha giocato a Matera. Cresciuto con una grande passione per la sfera di cuoio, dopo i primi calci tra i vicoli del borgo antico, Onofrio Chiricallo entrò nel settore giovanile del Bari quando aveva 9 anni d’età, facendo tutta la trafila sino ad arrivare in Primavera.
Difensore centrale, stopper elegante e grintoso, dotato di buon anticipo, ottima visione di gioco e forza fisica, era soprannominato “il gigante di Bari vecchia”, e nella Primavera barese fu allenato da Gilberto Schino, Mario Santececca ed Enrico Catuzzi. Le sue buone caratteristiche tecniche e fisiche lo portavano spesso a giocare con i ragazzi più grandi d’età delle giovanili biancorosse. Nella Primavera dei ‘galletti’ giocò in squadra con De Trizio, Onofrio Loseto, Terracenere, Piero Armenise e altri talentuosi ragazzi baresi, molti dei quali riuscirono a esordire in prima squadra.
Onofrio, però, non ebbe la possibilità di realizzare il suo sogno: dopo l’esperienza in Primavera, l’avventura con la maglia della sua città terminò a fine anni 70, quando fu ceduto. Cosenza, Monopoli, con cui perse lo spareggio per la promozione in C1 contro il Casarano nel 1980-81, Noicattaro, Matera, Altamura, Bitonto, Santo Spirito e Mola, dove nel 1990 chiuse la carriera da calciatore, furono le sue squadre. Ma quella con il club materano fu l’esperienza più esaltante della sua carriera: tre stagioni (68 presenze in C2 dal 1982 al 1985) ricche di soddisfazioni e buone prestazioni, che lo portarono ben presto a diventare un beniamino della tifoseria lucana. In maglia materana giocò al fianco di professionisti come Luigi De Canio, Ernesto Apuzzo e Tonino La Palma, venendo allenato da suo zio Nicola e da Diego Giannattasio.
Nel frattempo si sposò con Marilena, con cui ebbe una figlia. Uomo generoso, serio e affabile, non era difficile andare d’accordo con lui. Tutto sembrava filare liscio, ma il destino beffardo era dietro l’angolo. Arrivarono i primi sintomi e poi la terribile diagnosi: morbo di Parkinson.
Dopo una lunga sofferenza, se ne andò a fine gennaio 2013, all’età di 53 anni, lasciando un vuoto incolmabile in tutti quelli che gli hanno voluto bene.
Pasquale Loseto, bandiera del Bari, ricorda così suo cugino Onofrio: “Era un gran bravo ragazzo, un bonaccione: serio, affidabile, simpatico – dice P. Loseto a Telebari – E poi sapeva giocare a calcio, aveva lo stesso mio ruolo: difensore centrale attento, grintoso, caparbio e forte fisicamente. In campo somigliava molto a suo padre. Aveva grosse qualità, e vederlo giocare era una bellezza. Nel calcio, però, è stato sfortunato perché meritava sicuramente di più di quello che ha ottenuto. E poi la vita è stata crudele con lui. Essendo cugini eravamo spesso insieme, in famiglia, a Bari vecchia: mia madre era sorella di suo papà Giovanni. Perse il papà da bambino, e in famiglia diventammo molto uniti. Avevamo un bel rapporto. Sul campo, invece, ci incontravamo da avversari in qualche amichevole. Quando si ammalò ci sentivamo molto spesso, e ricordo che a volte stava talmente male da non riuscire ad alzarsi dal letto. Purtroppo, ci ha lasciati troppo presto”.







