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Home » Sport » Biancorossi per sempre, il portiere della promozione Gigi Imparato: “Bari l’esperienza più bella della mia vita”

Biancorossi per sempre, il portiere della promozione Gigi Imparato: “Bari l’esperienza più bella della mia vita”

diVincenzo De Rosa
9 Aprile 2026
A A
Imparato

© Riproduzione riservata

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Il trentaquattresimo appuntamento di ‘Biancorossi per sempre’ è dedicato al portiere della storica promozione in serie A con mister Bolchi: Gigi Imparato. Nato a Castellammare di Stabia il 17 gennaio 1963, ha indossato i guanti biancorosssi dal 1984 al 1988, collezionando 44 presenze in quattro campionati (tre di serie B, uno di serie A). Di scuola Milan, con cui ha vinto due campionati Allievi (1978-79, 1979-80), è stato un estremo difensore molto forte e reattivo, ricordato come uno dei giovani portieri più forti degli anni 80. Ha esordito in A in Como-Bari (1-1). Appesi i guanti al chiodo dopo l’esperienza di Benevento, terminata a causa di un brutto infortunio, ha iniziato subito ad allenare i portieri, attività che svolge da 31 anni. Oggi, 63enne, vive a Castellammare di Stabia e allena i giovani portieri delle scuole calcio.

Gigi, è arrivato a Bari nell’estate del 1984. Chi l’ha voluta?
“A 19 anni giocavo a Potenza, in C2, e fui seguito dal direttore sportivo del Bari, Janich, perché ero una delle giovani rivelazioni di quel torneo. All’ultima giornata di campionato, Janich mi convocò in un hotel di Matera: lì si accordarono via telefono col presidente Matarrese per acquistarmi. Il Bari anticipò molte società di A e B”.

È stato felice di approdare in una piazza come Bari?
“Ero strafelice, a quei tempi non era facile trovare giovani portieri. Appena arrivato, la città mi accolse in modo eccezionale”.

Eppure le emozioni forti le aveva vissute da giovanissimo quando fu ingaggiato dal Milan.
“A 14 anni andai a Milano a fare un provino, e mi presero subito: feci quattro anni coi rossoneri. Un’esperienza bellissima che mi ha fatto crescere sotto tutti gli aspetti”.

Nel Bari è stato collega di portieri esperti come Mascella, Pellicanò e Mannini. Non male per un giovane.
“Tutti grandi portieri. Nel primo anno, Mascella mi aiutò molto nella crescita, e Bolchi già dal ritiro estivo si accorse delle mie qualità. E in Coppa Italia contro l’Udinese di Zico, esordii nel secondo tempo perché Mascella si sentì male”.

Che effetto le fa essere ricordato come il portiere della storica promozione in A?
“Mi rende molto felice. Bari è stata l’esperienza più bella della mia vita. Fu un anno bellissimo, un percorso molto felice”.

Nella stagione in A, ha giocato solo una partita. Come prese quella scelta di Bolchi?
“Ci rimasi un po’ male, perché dopo aver vinto un campionato pensavo di poter giocare da titolare in A, ma ho vissuto quella situazione con grande serenità esterna. Anche quell’anno per me è stato molto bello, nonostante una sola presenza. So che a fine anno fui richiesto dalla Juventus, ma la società non volle cedermi. Gli anni successivi giocai poco perché ci furono delle problematiche con Catuzzi e Salvemini, e iniziai ad andare in giro in prestito. Il calcio ti toglie e ti dà, e a Bari devo molto. È sempre nel mio cuore”.

Bolchi, Salvemini e Catuzzi i suoi allenatori a Bari. A chi è più legato?
“Bolchi, perché ha avuto il coraggio di lanciarmi giovanissimo in B. Ma anche con Catuzzi mi sono trovato bene, nonostante alcune scelte. Con Salvemini ho avuto poco rapporto: quando arrivò fu molto chiaro con me, e faceva giocare Mannini. A quel punto preferii andare via”.

Che ricordo ha della tifoseria barese?
“I tifosi erano fantastici e ancora oggi sento un grande affetto. In quel periodo facevamo sempre bene. Prima dell’ultima partita contro il Pescara, andammo in ritiro a Fasano perché l’entusiasmo in città era davvero tanto ed eravamo circondati da tifosi”.

Qual è il suo ricordo più bello in maglia biancorossa?
“L’esordio in campionato in casa contro il Parma”.

Era emozionato prima dell’esordio?
“Un’emozione enorme: mi tremavano un po’ le gambe, perché passare dai 3mila spettatori di Potenza ai 45mila di Bari era tanta roba!”.

Che ricordo ha della città?
“Molto bello. Vivevo con mia moglie in via Cognetti, ed ero sempre in giro. Mi piaceva molto Torre a Mare e Polignano. Amo il mare”.

E della cucina barese?
“Stupendo! (ride, ndr). Mi piaceva andare nei ristoranti di pesce, a trovare il crudo di mare. E poi patate, riso e cozze… fantastica! La cucina barese è davvero di alto livello”.

Il crudo di mare lo ha gustato per la prima volta a Bari?
“Sì, insieme agli eccezionali polipetti e allievi”.

In quel gran gruppo con chi è andato più d’accordo?
“Con tutti, ma con i baresi era uno spasso, mi divertivo molto, perché erano loro a tenere a galla lo spogliatoio: mi facevano morire dalle risate. Si scherzava molto, eravamo molto affiatati. E poi Totò Lopez, Pietro Maiellaro: uomini e calciatori di livello alto. Oggi abbiamo una chat di gruppo”.

Con quel cognome lì, non credo sia stato difficile imparare subito il dialetto barese…
“Bravo! (risata, ndr). L’ho imparato subito e non ho avuto difficoltà nel capirlo”.

Qual è stato il segreto del Bari di Bolchi?
“A parte l’allenatore che ci ha saputo fare anche come persona, c’era un gruppo eccezionale: una vera squadra di uomini. Si era creata una fusione incredibile”.

Che ricordo ha del presidente Matarrese?
“È stato come un papà. Un vero signore. Bastava uno sguardo e una stretta di mano”

Come descriverebbe il portiere Imparato?
“Oggi il ruolo è un po’ cambiato. Il mio punto di forza era la tranquillità e il senso della posizione. Oggi avrei dovuto imparare anche a giocare con i piedi, perché il calcio è cambiato: credo che il portiere deve stare in porta per parare”.

Riti scaramantici in campo?
“Ero un po’ geloso se prima della partita mi toccavano i guanti”.

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Cosa pensa del Bari di oggi?
“È stata un’annata balorda. Bari non merita queste situazioni. Bisogna fare qualcosa, perché Bari deve ritornare ad alti livelli il più presto possibile”.

Cosa fa oggi?
“Alleno in scuole calcio a Castellamare di Stabia e Sant’Anastasia. E poi mi godo la famiglia e la pensione”.

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Vincenzo De Rosa

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