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venerdì 28 Gennaio 2022
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Qatar 2022, i club che spingono per il boicottaggio

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I Mondiali del 2022 in Qatar potrebbero essere ricordati non tanto per i risultati sul campo quanto piuttosto per il boicottaggio da parte di alcune Nazionali regolarmente qualificate. L’intento è dare un segnale forte e aumentare la consapevolezza sui diritti umani e sull’etica del lavoro nel Paese qatariota.

L’iniziativa parte dai Paesi scandinavi e del nord Europa: la Danimarca ha annunciato che non parteciperà alla competizione dopo aver ottenuto la qualificazione, mentre la Svezia dovrà aspettare il prossimo marzo per qualificarsi e successivamente annunciare il boicottaggio. Anche la Norvegia aveva annunciato l’intenzione di non partecipare alla fase finale del torneo, ma non ha raggiunto la qualificazione sul campo pertanto non avrà la possibilità di boicottare la manifestazione. Ci sono forti pressioni anche sulla Germania e sul Belgio, che al momento però non hanno ancora fatto la loro scelta.

La Danimarca guida il boicottaggio

La decisione perentoria della Federazione danese è destinata a fare rumore. In un comunicato i vertici del calcio del Paese hanno spiegato la loro scelta di non partecipare alla Coppa del Mondo in Qatar e le altre iniziative che verranno adottate dalla nazionale nei prossimi mesi in contrasto alla politica sui diritti umani del Paese organizzatore.

La rappresentativa della Danimarca ha conquistato il suo posto nella fase finale vincendo il proprio girone di qualificazione. La formazione allenata da Kasper Hjulmand ha infatti dominato il Gruppo F conquistando ben 27 punti con 9 vittorie ed una sola sconfitta.

Per la Svezia la protesta attraverso il boicottaggio sarà possibile solo in caso di qualificazione. Tutto si deciderà agli spareggi, nei quali anche l’Italia cercherà di assicurarsi un posto per la fase finale. La nazionale svedese è nel Gruppo B e dovrà affrontare avversarie non difficilissime: i pronostici dei migliori bookmakers in Italia sono a favore della Svezia ma tutto è possibile e anche avversarie inferiori tecnicamente come la Repubblica Ceca, la Polonia o la Russia potrebbero passare il turno.

Le nazionali del nord Europa sono da tempo schierate contro ogni forma di discriminazione e a favore dei diritti umani. Dal 2015 la Federcalcio della Danimarca ha intrapreso azioni concrete per aumentare la consapevolezza sui diritti umani, sui diritti dei migranti e sulle condizioni dei lavoratori.

Perché boicottare i mondiali 2022

Il movimento di protesta contro la Coppa del Mondo ospitata dal Qatar critica la politica sui diritti umani del Paese arabo. A far scoppiare un vero e proprio caso è stata una inchiesta pubblicata dal quotidiano inglese The Guardian che ha scoperchiato il vaso di pandora sulle reali condizioni dei lavoratori nei cantieri delle infrastrutture costruite per la manifestazione sportiva.

Nel report si fa luce sulle precarie condizioni di lavoro delle persone impiegate, per la maggior parte immigrati provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka. Le violazioni non riguardano solo gli aspetti contrattuali, ma anche e soprattutto la scarsissima sicurezza sul lavoro che secondo le fonti citate avrebbe portato alla morte di oltre 6.500 lavoratori, con una media di 12 lavoratori morti a settimana dal giorno dell’assegnazione del mondiale al Qatar, nel Dicembre 2010.

Negli ultimi dieci anni il Qatar ha avviato un importante programma di sviluppo immobiliare ed infrastrutturale, finalizzato principalmente ad ospitare la manifestazione mondiale. Sono stati costruiti da zero sette nuovi stadi, un nuovo aeroporto, nuove strade, nuovi sistemi di trasporto pubblico e diversi nuovi hotel. Ma non solo, per l’occasione è stata costruita anche una nuova città, destinata ad ospitare la finale.

Quello che le organizzazioni per i diritti umani si chiedono è se sia etico giocare a calcio negli stadi costruiti al prezzo della vita dei lavoratori immigrati. Per gli aderenti al movimento la risposta è chiaramente no, così ha iniziato a diffondersi l’idea di non partecipare alla manifestazione per portare l’attenzione del mondo su un tema che il governo del Qatar vuole invece insabbiare.

Si può scendere in campo in un paese che non applica il benché minimo controllo sulle condizioni di lavoro delle sue infrastrutture sportive? L’organizzazione non governativa Amnesty International ha definito quelli del 2022 i “mondiali della vergogna” con l’obiettivo di sensibilizzare chi segue il calcio e non solo sulla reale situazione del Qatar a livello di diritti umani. Il governo di Doha cercherà di utilizzare il mondiale come vetrina con cui presentarsi al mondo e legittimare il suo modello di sviluppo economico: il boicottaggio vuole impedire proprio questo.

Altre forme di protesta

Non c’è solo la mancata partecipazione tra le forme di protesta contro la politica del Qatar. Negli ultimi mesi si sono susseguite diverse iniziative che hanno riguardato sia le partite delle nazionali sia la comunicazione sui media, il tutto con l’obiettivo di sensibilizzare le persone sui diritti umani nel Paese arabo ed in generale.

Durante la partita di qualificazione ai mondiali giocata a settembre tra la Norvegia e Gibilterra, la nazionale del Paese scandinavo è scesa in campo indossando una maglietta bianca con la scritta “Human rights: on and off the pitch”, cioè “Diritti umani dentro e fuori dal campo”. Secondo quanto confermato dall’allenatore della Norvegia, Stale Solbakken, l’azione serviva a dare visibilità alla questione dei diritti dei lavoratori in Qatar.

Anche la Germania, l’Olanda e il Belgio si sono aggiunte alle nazionali che hanno fatto delle iniziative concrete per supportare il movimento di protesta, indossando a loro volta delle magliette con messaggi a favore dei diritti e del cambiamento. Queste nazionali non hanno annunciato il boicottaggio, ma così facendo hanno dimostrato di avere a cuore i diritti umani. Ci saranno nuovi Paesi che si aggiungeranno nei prossimi mesi?

 

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