La giornata comincia con la sveglia alle sette meno dieci. Da 4 anni, ormai, l’alba sorge dalla finestra su Bari, diventata nuova casa “generosa e ospitale, come tutta la Puglia”. Luigi De Lauretiis si confessa in “Buongiorno Bari”: a lui è dedicata la rubrica “Un caffè con”, che ogni mattina porta in diretta su Telebari e Radiobari i volti noti del panorama nazionale per una chiacchierata intima e confidenziale. Nell’intervista di Serena Russo e Roberto Maggi, il presidente della SSC Bari ha raccontato dettagli curiosi della sua quotidianità e mostrato foto dell’infanzia, con tanto di bacio di papà Aurelio.
“Ogni mattina ho la sveglia alle sette meno dieci – l’intervista comincia dal principio della giornata – e da 4 anni la mia vita è cambiata, dal punto di vista degli impegni e anche geograficamente perché mi sono trasferito a vivere a Bari. E’ stata una vera start up, perché ho smesso di viaggiare all’estero e mi sono concentrato su questa bellissima avventura. Mentre con l’altra squadra mi occupavo di marketing e merchandising, qui ho un’occupazione abbastanza totalizzante”.
La città è stata da subito accogliente. “Mi sono sentito immediatamente coccolato, il Sud è accogliente e la Puglia ha una grandissima generosità, che dimostra a priori, che uno sia presidente o una persona qualunque: è questo anche il bello del nostro Paese”. La ‘giornata tipo’ del presidente della SSC Bari è divisa tra calcio, cinema e le aziende di famiglia. “Ora per esempio stiamo girando la seconda stagione della serie tv di Carlo Verdone – dice – Ieri sera ho chiuso l’ufficio a Ostia verso le 18.30, perché dalle sette e mezza in poi giravano di notte una scena al ristorante davvero divertente. Sono stato un paio d’ore per controllare il set e poi sono tornato a casa”.
Mai venuta voglia di mollare di fronte ai troppi impegni? “Mai, anzi con l’età e crescendo aumenta sempre più l’ambizione e la voglia di nuove avventure”, assicura Luigi De Lauretiis. Il presidente mostra le foto da bambino, con mamma e papà Aurelio. “Mio padre mi portava sui set, che mi apparivano come mondi incantati, era come andare a Disneyland – il presidente rievoca i sogni dell’infanzia – Con lui e con mio nonno, di cui ho lo stesso nome, andavo alle anteprime dei film: si rideva, ci si divertiva, vivevamo insieme grandi emozioni di fronte ai film che producevano. Quella stessa emozione mi ha portato dentro a questo mondo, e così ho capito che anche io volevo fare lo stesso lavoro”.
Resta un po’ ancora nel cassetto il sogno americano. “A 18 anni sono andato a vivere a Los Angeles per studiare all’Università del cinema, e quando mi sono laureato mio padre ha comprato il Napoli e mi ha chiesto di tornare in Italia per dare una mano sul cinema – ricorda il presidente – In verità io avevo studiato per restare in America, ma mi sono dedicato per anni al cinema italiano, coltivando sempre il sogno internazionale”. Progetto ripreso qualche anno più tardi. “E proprio mentre ci lavoravo, ci ha chiamati Decaro per cominciare la nuova avventura col Bari”, sorride il presidente. Cinema e calcio, d’altronde, hanno in comune “le grandi emozioni”, da vivere in sala come in curva.
Piccola parentesi concessa al calcio, quella dedicata al rapporto con i giocatori. “Un rapporto che si costruisce negli anni – spiega il presidente – Come squadra, tutti insieme, e uno per uno. Un rapporto di affetto empatico, perché il mio mestiere consiste anche nel mantenerli sereni e spronarli, ma anche di giusta distanza, perché non dobbiamo dimenticare che noi siamo la Società. Giusta distanza quindi, ma con calore, mostrando la parte umana: un equilibrio che va coltivato”. Il ricordo più bello del Bari? “La vittoria contro il Catanzaro – conclude De Lauretiis – Ho avuto lacrime di gioia, mi sono girato verso Ciro Polito, ci siamo abbracciati e sono scese lacrime naturali. Dopo una lotta durata tre anni per uscire da una categoria, al fischio finale abbiamo capito che ce l’avevamo fatta”.








