L’11 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza: giornata che l’Assemblea Generale Delle Nazioni Unite ha istituito per promuovere il pieno ed equo accesso alla scienza per donne e ragazze. Oggi, quindi, l’Istituto tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari ha deciso di omaggiare sui social tutte le donne che lavorano nell’Oncologico.
“Il nostro Istituto – si legge in un post pubblicato sia su Facebook sia su Instagram – è di sicuro un esempio virtuoso, visto che nei nostri laboratori ci sono tantissime donne e ragazze: biologhe, chimiche, informatiche, fisiche, farmaciste e tante tante altre tenaci e valenti donne di scienza. Celebriamo dunque con orgoglio questa giornata – proseguono dal Giovanni Paolo II – partendo con il team del laboratorio di farmacologia sperimentale, che si occupa di studiare nuovi farmaci sempre più efficaci e personalizzati, e con il team del laboratorio di bioinformatica e biostatistica, che supporta tutte le attività di ricerca”.
“Sono tante le donne e le ragazze di scienza che ogni giorno mettono la loro professionalità a disposizione del nostro Istituto – spiega a Telebari la dottoressa Raffaella Massafra, vicedirettore scientifico e fisico sanitario dell’Oncologico -. Con grande orgoglio, possiamo dire di essere un’isola felice in cui le ricercatrici sono più dei ricercatori. Essere donne in un mondo di disparità come il nostro è assai complesso, ma è arrivato il momento in cui tutti dobbiamo contribuire ad abbattere i pregiudizi. In questo senso, credo sia importante dare un segnale alle giovanissime: devono cominciare a pensare che fare ricerca è possibile, anche e soprattutto per le donne”.
“Il nostro obiettivo è raggiungere l’uguaglianza di genere, l’autodeterminazione di tutte le donne – continua la dottoressa -. La nostra mission è sensibilizzare sulla necessità di abbattere i pregiudizi e valorizzare le donne che fanno scoperte, vanno nello spazio, trovano cure, inventano nuovi farmaci e tanto altro ancora. Solo in questo modo riusciremo a convincere le ragazze che diventare delle scienziate è possibile. All’Istituto tumori Giovanni Paolo II, dove ho la fortuna di dedicare il mio tempo, cerchiamo di dare l’esempio e credo che raccontare l’esperienza delle nostre ricercatrici possa contribuire a inculcare nelle giovani menti l’idea che si può e si deve fare ricerca per dare il nostro umile contributo all’umanità e al progresso tecnologico e scientifico”.
Tanti, dunque, sono gli esempi virtuosi dell’Istituto tumori di Bari. “Il laboratorio di diagnostica ematologica e terapia cellulare – racconta Massafra – è caratterizzato da una perfetta sinergia tra mondo maschile e femminile. Le donne del laboratorio hanno un ruolo preponderante nel portare avanti la linea di ricerca del microambiente nei linfomi aggressivi e delle leucemie acute. Ciascuna ricercatrice ha competenze in un settore specifico come le biotecnologie, la matematica, l’ingegneria e la medicina avvalendosi della collaborazione di numerosi gruppi di ricerca internazionali e nazionali”.
E ancora il laboratorio di biostatistica e bioinformatica, “costituito per la maggior parte da giovanissime ricercatrici donne – dice ancora la dottoressa – che lavorano per la raccolta dati e per la messa a punto di modelli di intelligenza artificiale basati sull’integrazione multimodale di diagnostica molecolare avanzata, imaging radiologico, digital pathology e dati clinici, ai fini di diagnosi o prognosi in pazienti affetti da differenti patologie oncologiche come il cancro al seno, al polmone, melanoma e tumori ginecologici. Il gruppo di ricerca è quasi tutto al femminile. Un team multidisciplinare costituito da diverse figure professionali, tra i 25 ed i 50 anni, tra cui matematiche, fisiche, statistiche, chimiche, farmaciste, biologhe, e che lavorano in costante sinergia con i nostri clinici”.
“Nel laboratorio di Farmacologia del nostro Istituto sono invece le menti di sei donne a portare la passione, l’intuito e l’innovazione negli studi di nuovi approcci farmacologici per il paziente, basati anche sulle nanotecnologie – racconta ancora, con grande orgoglio, la dottoressa Massafra -. Sono impegnate nella scoperta di biomarcatori di risposta alle terapie e si sono distinte negli ultimi anni per aver condotto studi che hanno evidenziato il ruolo delle vescicole extracellulari nella resistenza alla immunoterapia, e nello sviluppo di modelli complessi per predire la risposta ai farmaci, ottenendo diversi grants e collaborazioni nazionali ed internazionali”.
“Infine, nel team delle ricercatrici delle omiche si studia e si ricerca giornalmente la medicina di precisione in campo oncologico mediante la medicina digitale. Le tecniche di sequenziamento massivo hanno permesso lo sviluppo di molecole ‘disegnate’ sulla biologia del tumore del paziente. Sono andate oltre studiando anche le singole cellule e i loro ‘stati’ molecolari permettendo di generare ipotesi nell’identificazione di marcatori prognostico-predittivi. Mi sento di dire che da una conoscenza molecolare così profonda non possiamo che risultarne vittoriose”.
“Per concludere vorrei lasciare un messaggio positivo alle tante giovanissime che avranno il piacere di leggerci: quello di essere sempre curiose, di porsi tanti interrogativi, di non nascondersi e soprattutto di lasciarsi costantemente guidare dalla passione per la ricerca senza temere nulla, soprattutto il confronto con l’altro sesso – conclude la dottoressa Massafra -. È un mondo affascinante, non privo di ostacoli, ma sono proprio gli ostacoli che spesso spingono i ricercatori a non abbattersi e a proseguire sulla strada che ci si è prefissati o anche di avere il coraggio di cambiare rotta. I risultati non possono giungere in poco tempo, ci vuole tanta costanza, tanto impegno e soprattutto tanta caparbietà e passione per ciò che è nuovo e da scoprire”.







