Difficile è distinguere tra i locali di via Abbrescia, nel quartiere Madonnella, “Atelier11”, serigrafato appena sulla vetrata sotto una vecchia scritta rossa “Calzolaio”. Giovanni Calabrese è il coraggioso proprietario della bottega al civico 38, un ragazzo di 36 anni che ha deciso di scommettere e affiancare il padre nel mestiere del calzolaio, attività ormai (quasi) in estinzione.
“È un mestiere che non mi interessava semplicemente perché non lo conoscevo. Quando mi sono avvicinato alla professione ho imparato pian piano ad apprezzarlo e ad innamorarmi della creazione di qualcosa che sia in qualche modo proprio, unico e originale”, dice Giovanni, che inizialmente faceva tutt’altro. Partito infatti come operaio metalmeccanico della Maserati a Modena, diventato poi istruttore di nuoto, fino ad approdare un po’ per coincidenza, un po’ per necessità al mestiere dell’artigiano.
Atelier11 è rimasto uno degli ultimi calzolai a Bari: tante le attività, infatti, chiuse perché nessuno ne ha raccolto il testimone. “La verità è che se chiedi a un ragazzo se vuole fare il calzolaio, il falegname o il contadino ti risponderà un secco no, considerandoli mestieri poveri, inutili, lontani dagli obiettivi del dover essere e del dover fare che ci impone questa società – riflette Giovanni – Quindi si pensa che quando qualcuno si avvicina a questi lavori, lo faccia perché ha fallito nel successo, perché non gli è rimasto che tentare nient’altro. Siamo stati abituati a pensare male”.
Non giovano i mancati incentivi da parte dello Stato al proseguimento degli antichi mestieri, per i quali c’è bisogno di tempo, formazione e fondi. “Noi, per fortuna, riusciamo a resistere ancora – prosegue Giovanni – anzi sto cercando di implementare l’attività con nuovi strumenti e nuovi materiali, puntando sulla qualità che permetta la conservazione del prodotto negli anni. E il mio sogno sarebbe riuscire ad arrivare alla creazione di una scarpa da zero, come mio padre sa fare”. E tuttavia sorprendentemente, mentre Giovanni parla, in Atelier11 entra una numerosa clientela, anche varia dal punto di vista anagrafico e sociale.
“Credo stia avvenendo un cambio di rotta, sembra esserci qualcuno che finalmente apprezza ciò che ha e che può riparare invece che rifugiarsi nell’usa e getta – sorride Giovanni – pian piano sta tornando finalmente un interesse nei nostri confronti, verso i vecchi mestieri artigianali”. Probabilmente uno dei risvolti positivi della pandemia: il ritorno all’attenzione verso l’ambiente e quindi anche verso il lavoro manuale, ciò che più incarna la cifra dell’essere umano, ossia la capacità creativa della sua mente. E “questo mi fa sperare in un buon futuro per Bari”, conclude Giovanni.








