In un piccolo garage di Rutigliano, Trifone Altieri crea fischietti antropomorfi, totem bifronte di ispirazione mitologica e naturale che sembrano venuti fuori da una fiaba. Dalla mano inconfondibile, Trifone è un individuo singolare, con un nome altisonante e lo sguardo imbarazzato, malinconico per un desiderio insoddisfatto. “Sin da ragazzino mi piaceva creare, disegnare e dipingere, tant’è che alle scuole medie la professoressa d’arte mi diceva: ‘Mi raccomando fai l’artistico e poi l’Accademia delle Belle Arti’. Però un po’ condizionato dalla famiglia, un po’ per scelte varie non l’ho fatto”, ci racconta. Contadino e commerciante di professione per tradizione familiare – “un mestiere che mi sono trovato appioppato addosso” confessa – Trifone è artista della ceramica “solo” per hobby.
Un percorso andato diversamente dai propri desideri, come spesso accade, ma in cui la sua passione è riuscita a sempre a trovare spazio, portandolo a diventare un abilissimo artista della ceramica “sonante” riconosciuto a Rutigliano per il suo stile caratteristico, tanto che la sua creazione ‘Il pensiero di Bacco’ fa parte del percorso museale a cielo aperto del centro storico di Rutigliano, nel grande progetto di valorizzazione territoriale Galloforie. Attirato dalla manifattura dei fischietti – in un periodo in cui questa tradizione stava scomparendo, tenuta in vita soltanto da poche persone che continuavano a venderli nel giorno del mercatino di sant’Antonio Abate – il piccolo Trifone cominciò ad avvicinarsi ad alcuni artigiani per apprendere meglio l’arte della ceramica “sonante”.
“Carlo Suglia, anche lui, bidello con la passione di modellare argilla naif, accoglieva me e due miei amici quindicenni nel suo laboratorio e passavamo i pomeriggi insieme a lui, a modellare. Cominciammo a creare dei pupazzetti e durante una festa di sant’Antonio Abate ci mettemmo davanti al sagrato della chiesa col nostro banchetto e nel giro di poche ore vendemmo tutti i nostri fischietti”, sorride Trifone, mentre ricorda gli anni della sua adolescenza. Nel tempo ha raccolto esperienza, apprendendo i rudimenti per la modellazione dell’argilla da diversi artigiani, fino a condividere la bottega con Pippo Moresca per diverso tempo.
Rutigliano nel frattempo ha reso (anche) ‘istituzionale’ la tradizione del fischietto con un concorso nazionale, e regolamentato la vendita delle tipiche creazioni in terracotta con l’iscrizione degli artisti alla Camera degli artigiani o la licenza di commerciante per tale categoria merceologica. “Io faccio un altro lavoro e personalmente ho continuato a farlo in questa dimensione amatoriale e hobbistica, trovando grande tolleranza durante la festa. Rimane dentro di me questo desiderio di dedicarmi ai fischietti a prescindere, pur non avendo il pezzo di carta che mi nomina ufficialmente artigiano”.
Quest’anno, però, per l’edizione estiva della fiera del fischietto il 3 e 4 giugno, l’assessore ha invitato ufficialmente tutti, hobbisti compresi, dedicando anche loro uno spazio. “Nella vita avrei preferito fare tutt’altro rispetto al mio mestiere, e dedicarmi ai fischietti: in loro c’è tanto di me, dei miei interessi, della mia vita. Mi piace la natura, mi piace la campagna che coltivo e quello che faccio lo trasmetto nella materia, in ciò che creo”. Non a caso molti dei soggetti di Trifone sono di ispirazione naturale con una vena classica, greca. Torna spesso, per esempio la civetta, “un uccello diverso dagli altri per la sua forma bizzarra e per le sue singolari abitudini, oltre a essere considerata nell’antichità simbolo del sapere e della conoscenza per i suoi occhi grandi che scrutano ogni cosa”.
E poi c’è Bacco, “un po’ perché legato alla campagna, alla produzione di uva e poi perché è il simbolo di un modo di vivere spontaneo, festaiolo e quasi pensieroso… se vogliamo i bacchi non sono poi così allegri, sono sempre un po’ pensosi quasi si chiedessero se sia giusto vivere in questa maniera”. Resta in Trifone il rammarico di non aver tenuto fede al consiglio di quella maestra a scuola, sebbene lui stesso affermi: “C’è ancora tempo per realizzare il sogno nel cassetto. Questo è il mio desiderio più grande”.








