Luigi Loliva, pugliese residente a Putignano, in queste ore ha vissuto da vicino un vero incubo. È partito per Tel Aviv lunedì 2 ottobre, nella speranza di passare una settimana di vacanza, ma la sua avventura si è trasformata in una fuga dalla guerra in Israele. Contattato telefonicamente da Telebari mentre era di rientro da Roma per Bari, Luigi ha ripercorso quanto accaduto. “Sabato mattina mi sono svegliato in hotel con i bombardamenti a pochi chilometri di distanza e il rumore delle sirene. Ma non mi sono reso conto immediatamente di quello che stava succedendo. Non potevo immaginare che fosse l’inizio di un incubo”.
Immediata l’evacuazione dalle stanze dell’albergo e i tentativi per prendere il primo volo disponibile per tornare a casa. “L’obiettivo era scappare il prima possibile da Israele”, afferma Luigi. Fuggire a tutti i costi nonostante l’aeroporto di Tel Aviv fosse chiuso e la maggior parte dei voli cancellati, fatta eccezione per le tratte di linea delle compagnie israeliane. “Il tragitto Tel Aviv-aeroporto era deserto, si vedeva una città fantasma, si percepiva la guerra – racconta Luigi – Quando siamo arrivati allo scalo aeroportuale hanno cominciato a suonare di nuovo le sirene, ci hanno fanno buttare tutti per terra a causa di alcuni missili esplosi a 20 miglia da noi. Non ci sono stati né feriti né morti, solo paura e panico tra la gente. Brutta scena. Una cosa che non si dimentica”.
Una disavventura che ha costretto il pugliese a iscriversi al servizio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ‘Viaggiare sicuri’, oltre a contattare l’ambasciata italiana e la Farnesina, nella speranza che venisse attivato un piano di recupero. “Inizialmente mi hanno risposto che la situazione non era così grave da mettere in moto dei voli militari di rientro in Italia”, ma l’unica alternativa per tornare quanto prima è stata prendere un aereo per Istanbul, dopo aver trascorso la notte in aeroporto. “Arrivato in Turchia mi sono sentito più tranquillo – confessa Luigi – Non è stato semplice, ma sono riuscito a trovare il volo, così come altri amici conosciuti a Tel Aviv. Ognuno con destinazioni sparse per il mondo, perché l’importante era andare via il più presto possibile da Israele. Viaggio spesso – conclude – ma per la prima volta non vedevo l’ora di salire su un aereo e andare via. La mia vacanza che si è trasformata in un incubo. Tornare a casa è sicuramente il sollievo maggiore”.








