“Tu vuo’ fa’ l’Ammericano”, cantava l’immortale Renato Carosone nel 1956, spopolando oltreoceano e raccontando il sogno di migliaia di italiani che nel secondo dopoguerra lasciavano la loro terra in cerca di fortuna negli States. Quel titolo così simbolico è oggi il nome di un nuovo programma televisivo di 10 puntate, condotto da Daria Luppino e dallo chef Michele Iuliano, attualmente in onda dal lunedì al venerdì fino al 5 gennaio su Rai Italia, disponibile su RaiPlay e che verrà trasmesso in replica il mese prossimo su Rai2.
Protagonista indiscussa della puntata di stasera, 3 gennaio, Mola di Bari, raccontata in ogni sua sfumatura attraverso gli occhi e i ricordi è la bella storia del giovane imprenditore Leonardo Didonna, che nel 2006 ha scelto di partire alla volta degli Stati Uniti. Una vita fatta di bivi, incontri e grandi sacrifici quella del 40enne molese, diventato general manager nel settore automobilistico ad Armonk, nel distretto di New York. Qui Leonardo ha incontrato l’amore di Tiziana, da cui sono nati i loro tre figli, Luca di 9 anni, Serena, 6 anni, e Aurora, 1 anno.
“Partecipare a questa trasmissione, parlando della mia città e della mia attività a New York, è stata un’esperienza fantastica, per cui devo ringraziare il direttore e ideatore del programma Carlo Fumo e l’autore Tommaso Martinelli, anche lui molese – racconta ai microfoni di Telebari – L’America è stata sempre un mio obiettivo, da quando ero piccolo. Ho fatto il militare per due anni in Italia, un anno a Taranto in Marina e un anno in Guardia Costiera a Sarzana in provincia di La Spezia, in Liguria. Quando sono tornato a Mola ho cominciato a lavorare aggiustando computer e occupandomi di website, lavoro che poi ho deciso di provare a fare in America, dove mi recavo ogni estate per andare a trovare i miei nonni e i miei cugini. Mio fratello è partito due anni prima di me ed è andato a lavorare a Brooklyn, io poco dopo ho deciso di raggiungerlo. Non è stata una decisione presa a cuor leggero quella di lasciare Mola di Bari, i miei genitori, che avevano già visto partire mio fratello, i miei amici, i luoghi in cui sono cresciuto, le mie abitudini. Quando sono arrivato negli Stati Uniti ho dovuto cominciare da zero, rimboccarmi le maniche e fare una gavetta lunga e faticosa. Fino a che non ho incontrato Joe Manfredi, imprenditore molese di successo qui a New York, che mi ha aiutato tantissimo a imboccare la strada del settore automobilistico. La vita ti mette davanti anche le persone giuste, ti regala incontri fortunati, come per me è stato imbattermi in Joe… e fidati che trovare un italiano che aiuta un altro italiano in America non è facile, perché c’è ancora un po’ di diffidenza nei nostri confronti”.
Leonardo ci tiene a sottolineare quanto il lavoro nella Grande Mela sia molto più impegnativo rispetto ai ritmi italiani, motivo per cui tanti ragazzi dopo un periodo negli Usa scelgono di tornare a casa. “La mole di lavoro qui spaventa e molti nostri connazionali scelgono di tornare indietro in Italia perché non riescono a reggere il peso di una vita qui, dove tutto va più veloce, quasi come in un film. Ma c’è da dire che quell’impegno però ti può condurre al triplo del successo che potresti avere in Italia. Ora sono 17 anni che sto nel campo automobilistico, ho lavorato per aziende come Mercedes e Maserati e poi nel 2022 ho aperto la mia concessionaria nel Westchestern. Ho avuto centinaia di clienti, tra cui alcuni molto famosi come gli attori da premio Oscar Adrien Brody, Domenick Lombardozzi e Massimo Ferragamo, figlio dello stilista Salvatore Ferragamo – spiega – Per sbarcare il lunario negli Stati Uniti devi anche avere al tuo fianco una famiglia che capisce che per portare avanti un’azienda di prestigio devi assumerti delle responsabilità, una persona al tuo fianco che ti supporti moralmente. Ringrazio tutti i giorni mia moglie Tiziana per questo. Ci siamo incontrati nel 2010 qui a New York, tramite la concessionaria e Joe Manfredi che mi disse che c’era questa ragazza italoamericana, con mamma di Sarno e papà di Isernia, che conosceva il suo ragioniere. Praticamente è stato un appuntamento al buio riuscitissimo, un colpo di fulmine che ci ha portati al matrimonio nel 2012. Oggi abbiamo tre figli”.
La voce di Leonardo si fa carezzevole e ci racconta quanto gli manchi la sua Puglia, la sua Mola, i frutti di mare crudi, i ricci, il polpo e soprattutto la Bari. Ci rivela che durante la puntata del programma che andrà in onda stasera lo vedremo per le strade di New York, ma anche a bordo di un catamarano nello specchio d’acqua di Mola e mentre addenta una rosetta piena del famigerato polpo molese, preparato per l’occasione dallo chef Iuliano.
“Non potevo che scegliere il polpo come piatto preferito da far realizzare nella puntata dedicata alla mia storia. A Mola c’è la sagra del polpo, chi pensa a Mola pensa al polpo. Io sono cresciuto andando a pesca, a fare i ricci, le seppie, per poi mangiare panini col polpo in riva al mare. Pensa un po’ che sono così italiano e barese che quando sono andato in viaggio di nozze alle Hawaii mia moglie mi ha convinto a fare un tour di immersioni subacquee. Quando ci siamo calati in mare ho visto un sacco di ricci e una volta usciti le ho detto che il giorno dopo dovevamo tornare per prenderli con il coltello. Così è stato, siamo tornati in acqua il giorno dopo e abbiamo riempito una bella busta di ricci che poi abbiamo mangiato in spiaggia. Poi io sono innamorato follemente del Bari, appena posso torno in Italia per andare allo studio e seguire la squadra. L’anno scorso sono venuto per vedere Bari-Modena e mi sono ritrovato seduto dietro a De Laurentis, ci siamo pure dati il cinque. Soffro molto per il Bari, è un amore incondizionato. Pensa che quando è nato il mio primo genito Luca gli cantavo come ninnananna l’inno, gli ho comprato la tutina biancorossa, che è poi stata indossata anche dalle bambine. Luca ogni tanto guarda le partite con me, gli piace giocare a pallone, chissà magari un domani farà il calciatore. Ci tengo che i miei figli parlino e capiscano l’italiano, non devono dimenticare da dove vengono e quali sono le nostre radici”.








