Il volto della Bari del commercio sta cambiando, svuotato pian piano delle sue piccole boutique che hanno fatto la storia dei quartieri. Solo un mese fa vi avevamo parlato dell’ultimo inverno di ‘Asselta’, storico brand di via Argiro, ma a spegnere le luci e ad abbassare le serrande sono sempre più locali, colpiti dell’inflazione e dall’aumento delle bollette a cui non corrispondono incassi. Il tutto è dovuto a un commercio in evoluzione, tra vendite online e grandi centri commerciali. Proprio queste, infatti, le motivazioni che avrebbero costretto anche ‘Rossella Uomo’ in corso Sonnino e ‘Bianco Tessile’ di via Melo a chiudere i battenti, come annunciano a gran voce i cartelli ‘Svendita Totale’ sulle vetrine.
Decisione sofferta, ma dovuta a varie ragioni, come ci spiega Vito De Leo che, insieme a Gianni e Sabino, gestisce la storica merceria ‘Bianco Tessile’ con 65 anni di attività alle spalle. “Faccio questo lavoro da tantissimo tempo, prima come dipendente e poi come titolare, e non ho mai visto un momento così buio – afferma Vito – Chiudiamo perché siamo giunti all’età della pensione, ma soprattutto perché il commercio non è più quello di una volta: l’online e i centri commerciali, ormai affollatissimi, stanno uccidendo i piccoli punti vendita e le stesse città, dove non si ‘perde più tempo’ per fermarsi a comprare”. I debiti si accumulano per le nuove abitudini di chi anima il mercato: i clienti. “Ormai nessuno compra più i tessuti per farsi un abito e il classico corredo inteso alla vecchia maniera è fuori moda – racconta Vito De Leo – le nostre vendite si concentrano tra biancheria e pigiami. Ma è troppo poco per far fronte al rincaro dei costi”.
‘Bianco Tessile’ dovrebbe rimanere aperto fino a febbraio, ma le svendite fino al 70% operate dai proprietari fanno prevedere una chiusura già a fine gennaio. “Vorremmo che il nostro negozio non abbassasse per sempre la sua saracinesca – dice malinconico Vito De Leo – e sarebbe bello che qualcuno raccogliesse le nostre redini, per non lasciare l’ennesimo locale vuoto o sostituito da qualche food tanto di moda”. Il ricordo più bello di ‘Bianco Tessile’? “L’ingresso in merceria delle 3 generazioni, nonna, mamma e figlia, per scegliere il corredo”, racconta Vito. “Ora non succede più. Entrano da noi per comprare un solo pezzo visto, magari visto in vetrina. Tutto il resto viene abbinato con capi presi online, con la sorpresa che il tessuto non sia di pregio”. “Mi dispiace che va via un altro pezzo di Bari dalla qualità indiscutibile e vorrei vedere come si trasformerà la nostra città tra 10 anni: forse noi piccoli commercianti non esisteremo più, gli artigiani verranno soffocati dalle catene commerciali e dalla concorrenza a basso costo ma di scarsa qualità”, conclude Vito De Leo.








