Dall’Islanda arriva la ‘Nikulásar saga’ (o ‘Saga di San Nicola’): non un ulteriore fantasy di George R. R. Martin, bensì la vita del patrono di Bari narrata nel manoscritto quattrocentesco ‘Helgastaðabók’, con ricche miniature e decorazioni che ne testimoniano l’importanza. Ebbene sì, San Nicola era già noto nell’angolo più remoto dell’Europa nel Medioevo, tant’è che nell’isola islandese tutt’oggi gli sono dedicate ben 60 chiese. La popolarità del protettore dei marinai si estende oltre il ‘popolo di ghiaccio’ a tutto il globo, e ad essa fa eco la notorietà della stessa Bari, come testimoniano le curiose “islandesizzazioni” di toponimi europei (Trán = Trani; Bissenuborg = Bisceglie; Málfetaborg = Molfetta; Júvent = Giovinazzo; Bár = Bari) presenti nel manoscritto sopra citato.
Ne parliamo con la professoressa Ada Campione, esperta di agiografia. “San Nicola era un santo già cultualizzato, conosciuto e amato, motivo per cui la traslazione delle sue reliquie da Myra a Bari nel 1087 non fu casuale ma fu preparata a dovere”, spiega la docente. L’evento fu subito raccontato da Niceforo e Giovanni Arcidiacono, entro il 1088, e poi nel giro di pochi anni dal Compilatore Franco Gerosolimitano, dall’Anonimo russo o Leggenda di Kiev, da tutti gli storici normanni (come Roberto Monaco, Orderico Vitale, Guglielmo di Malmesboury, Matteo di Parigi), permettendone la conoscenza e diffusione, oltre che a livello internazionale, anche nel mondo russo”.
Sebbene nel Medioevo le traslazioni fossero frequenti, nessuna è stata documentata come quello nicolaiana, che ha avuto una notevolissima eco mediatica. Grazie alla traslazione delle reliquie Bari sale alla ribalta internazionale e, nel giro di poco tempo, il rapporto tra Bari e San Nicola diventa di auto-inclusione: “Non è un caso – afferma Ada Campione – che, a una settantina di anni circa dall’evento, il capoluogo venga identificato come ‘Colo di Bari’ (ossia ‘San Nicola di Bari’) dall’ebreo spagnolo pellegrino Beniamino Ben Jonah di Tudela, o come ‘Porto di San Nicola’ da alcuni cronisti tedeschi”.
La traslazione ha chiaramente incrementato la popolarità della stessa città di Bari, tant’è che, in alcune icone russe, la scena del trafugamento viene inclusa tra gli episodi della vita del santo che, talvolta, si conclude con la Basilica di Bari meta dei pellegrini. “Se noi pensiamo al motto di cui i Baresi si fregiano ‘San Nicola è amante dei forestieri’ e l’espressione ‘A Bari nessuno è forestiero’, ritroviamo le radici antiche dell’accoglienza che comincia proprio con i pellegrinaggi – continua l’esperta Campione – Gli studi condotti da Padre Gerardo Cioffari, direttore del Centro di studi nicolaiani, che ha analizzato fonti liturgiche, calendari e breviari, dimostra che più di 40 città europee celebravano la festa della traslazione”.
Il nostro San Nicola è, insomma, un ‘santo pop’, noto ovunque: “In Grecia, dove il culto del santo è molto sentito, si usa dare alle barche il nome di ‘Nikolas’; e quando si augura di fare un viaggio sicuro in barca si dice ‘San Nicola mettiti tu al timone’ – afferma la docente – O, ancora, in Russia tutt’oggi v’è il detto ‘Se anche ci muore Dio, ci rimane pur sempre San Nicola’”. Una luce che si riflette anche su Bari e ciò che caratterizza la città. Non è un caso che, in Islanda, da cui siamo partiti, si dica ‘Qui non è come a Bari’ per indicare qualcosa di grandioso, ma distante, oppure ‘È giù a Bari’ per qualcosa che non è a portata di mano.









